Data ultima modifica: 28 Novembre 2020

di Ilaria Floris “L’alluvione ha portato via tutto, il paese non c’è più. E’ completamente distrutto”. Comincia così il racconto all’Adnkronos di Antonello Carta, geometra a Bitti, paese in provincia di Nuoro, che da stamane vede impotente il suo paese sgretolarsi sotto i suoi occhi, senza che la pioggia conceda un attimo di tregua. “La piazza centrale è sotto metri di terra, davanti al comune ci sono cinque metri di detriti, pietre, alberi. Siamo senza luce, senz’acqua, senza telefono. E’ da ieri notte che non dormo, sto attaccato alla finestra a guardare il cielo, e credo che stanotte sarà lo stesso: qui non smette di piovere, siamo terrorizzati”.  “E’ impressionante, descriverlo con le parole non credo sia possibile. Vedi il tuo paese che frana, crolla sotto il tuo sguardo, travolto dalla furia dell’acqua. Il fratello di un mio collega aveva uno studio dentistico, non c’è più. In poche ore, travolto”, racconta Carta. Dalla circonvallazione passa un canale, che ha portato via i detriti che si sono riversati sulla piazza, davanti al comune. Davanti “ci sono quattro, cinque metri di pietre. Ci sono macchine che galleggiano, strade sommerse. Ci sono due persone scomparse che non si riescono a trovare, e tre persone che non ci sono più. Le conoscevo tutte, il paese è piccolo. E’ un dolore immenso per tutti”. Il ricordo della notte appena trascorsa incrina la voce di Antonello. “Stanotte, intorno alle due e mezza, ha cominciato a piovere molto forte – racconta- ci siamo svegliati e abbiamo cominciato a guardare dalla finestra, sperando che smettesse. Ma non è accaduto, dal cielo veniva giù di tutto e ha continuato a cadere sempre di più, finché stamattina non ha peggiorato in modo brutale. Dopo aver passato tutta la notte a controllare, con il terrore, stamane ho deciso di non andare a lavorare per precauzione, dopo che il sindaco aveva chiuso le scuole, i bar e tutti gli esercizi. Mancava anche la luce, quindi ho pensato fosse meglio non muovermi.  Ma poi la cosa è peggiorata, in un modo tragico che nessuno si aspettava. “Ha iniziato a piovere ancora di più e ho visto improvvisamente davanti a me la marea di acqua -ricorda l’uomo- Io mi considero fortunato, abito un po’ in alto e la mia casa, anche se ha avuto dei danni, delle infiltrazioni, non è stata portata via dalla furia dell’acqua”. Una fortuna, abitare in alto, ma anche una visuale d’insieme scioccante, quella che nessuno vorrebbe avere. “Ho visto il mio paese franare, scomparire sotto i miei occhi. Sotto casa c’era un fiume in piena che si è mangiato ogni cosa”. Adesso c’è l’attesa, un’attesa angosciosa che si rimette alla clemenza del cielo. Una clemenza che per ora la volta celeste non sembra voler concedere. “Chi può, è chiuso dentro casa e aspetta, ma viviamo nel terrore -ammette Carta- Come se da un momento all’altro potesse succedere qualcosa di peggio. Ci stavamo appena riprendendo dalla tragedia di Cleopatra, ma questo è molto, molto peggio. Con i fenomeni naturali non ci si può fare niente. Avevano fatto anche dei lavori, ma di fronte a quello che è venuto giù sembrano polverizzati, inutili. Davanti alla furia dell’acqua, l’uomo è inerme”, dice Antonello con voce spezzata. Davanti a lui, e a tutto il paese, una lunga notte, ancora bagnata dall’acqua.    

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