Data ultima modifica: 14 Ottobre 2020

Di Elena Davolio “Becciu è una persona corretta e se ha dato fiducia a questa persona lo ha fatto in buona fede perché era convinto potesse essere una azione buona finalizzata al bene. Poi è ovvio che se le altre persone utilizzano la fiducia in maniera sbagliata…”. Don Gianfranco Pala, parroco di Pattada e amico del cardinale Angelo Becciu da una vita, sente il cardinale ‘licenziato’ da Bergoglio praticamente ogni giorno. E, in una intervista all’Adnkronos, parla anche dell’ultimo tassello della complessa vicenda che ha portato all’arresto di Cecilia Marogna, manager a cui Becciu aveva dato massima fiducia. Il cardinale potrebbe essere stato raggirato? “Io parlerei di fiducia mal riposta – dice – perché chi la riceve e non ne fa buon utilizzo è quello che può essere capitato”. Becciu e don Pala si conoscono da quando il cardinale era animatore di seminario e il sacerdote appena 11enne. Un ‘rimprovero’ a Becciu per la gestione della vicenda? “Io sarei stato più accorto perché per carattere non sono molto propenso ad affidare una cosa se poi non faccio la verifica. Se sono vere le cose che si dicono, però, – osserva il parroco di Pattada – questa donna ha tradito la fiducia di Becciu. Lui è un uomo onesto, non può cambiare da un giorno all’altro”.  “Becciu è una persona corretta – ribadisce il sacerdote – e se ha dato fiducia a questa persona (Cecilia Marogna) lo ha fatto in buona fede perché era convinto potesse essere un’azione buona, finalizzata al bene. Poi è ovvio che se le altre persone utilizzano la fiducia in maniera sbagliata…”. Don Pala sente il cardinale ogni giorno: “Con Becciu ci sentiamo quasi tutti i giorni o per messaggio. Come noi, anche lui è fiducioso che con le carte che ha in mano possa dimostrare la sua estraneità ai fatti più gravi di cui lo accusano”. Il parroco di Pattada si mette nei panni di persone che, come Becciu quando era in segreteria di Stato come sostituto, hanno responsabilità anche a livello economico: “Anche io in parrocchia ho tante persone di cui mi fido anche da un punto di vista economico. Ho tanti uffici in diocesi. A me non è mai capitato che la mia fiducia venisse tradita perché cerco di essere prudente e poi non sono molto propenso a concedere qualcosa che poi mi si possa ritorcere contro. Io sto molto attento”.  Nelle quotidiane telefonate, Becciu e l’amico sacerdote non hanno parlato nello specifico della donna ribattezzata la ‘dama’ di Becciu: “Io con lui ho un rapporto di incoraggiamento, cerco di manifestargli quelle tante testimonianze di stima che arrivano dall’intera Sardegna, anche di gente che non conosco. Lo incoraggiamo perché siamo convinti che Becciu per le cose più importanti riuscirà a dimostrare la sua estraneità, la sua buona fede, la sua onestà”.  I due però hanno parlato del secondo incontro che il Papa ha concesso al cardinale: “Becciu mi ha riferito di un incontro più cordiale con il Papa che è apparso disponibile; il Papa gli ha dato la possibilità di esporre le sue ragioni, i suoi motivi per avere intrapreso questa via di difesa anche perché non è che gli possano buttare addosso tutto il fango. L’incontro col Papa ad ogni modo è stato abbastanza costruttivo nel senso che Becciu ha spiegato la sua posizione di difesa e il Papa ha detto che ci avrebbe riflettuto e ci avrebbe pensato”. Quindi, una considerazione dettata dalle funzioni apicali che Becciu nel tempo ha ricoperto: “Qualcosa di buono quest’uomo lo avrà fatto quando ha avuto la fiducia di tre papi. Giovanni Paolo II lo ha fatto vescovo e gli ha dato le nunziature, Benedetto lo ha riportato ai vertici. Bergoglio gli ha dato fiducia fino a giorni fa. Non può scomparire con un colpo di spugna”. La comunità dei pattadesi con don Gianfranco Pala in prima battuta aveva pure pensato di scrivere una lettera al Papa. “Forse – dice oggi il sacerdote – rischierebbe di apparire una interferenza vista l’intenzione del Papa di non accettare tutto questo. Nessuno vuole fare pressione. Noi però tutti i giorni preghiamo per Becciu e per il Papa perché siamo in comunione con lui ma anche il Papa un po’ più di prudenza la avrebbe potuta usare. Da buon padre di famiglia avrebbe dovuto mostrare ciò che aveva in mano e sentire Becciu: quando c’è qualcosa che non va, si convoca la persona per spiegare quello che non va”.  Becciu, all’indomani del ‘licenziamento’ choc, disse che non temeva di essere arrestato perché non è un “corrotto”. Oggi è cambiato qualcosa? “Non credo si giungerà all’arresto perché è la estrema ratio e non credo ci siano gli elementi per procedere a questo. Il punto – dice don Gianfranco Pala – è che devono dare la possibilità a Becciu di difendersi: questo lui lo vuole, non si può mettere alla gogna una persona senza dargli la possibilità di difendersi. Non c’è trasparenza così. Sono apparsi articoli di persone autorevoli come quello del finanziere svizzero che dice che Becciu non si è mai prestato a nessuna pressione e quegli articoli cadono nel vuoto. Non è giusto. Così però è solo una aggressione -e lo scriverò anche nel prossimo numero del giornale diocesano di cui sono direttore – senza dare spazio a persone che documenti alla mano hanno preso le difese di Becciu. Il punto è che si è messo in moto un tritacarne. Il Papa dovrebbe tenere conto che la verità non sta tutta da una parte”. Il parroco di Pattada pensa alle accuse inquietanti legate al processo per pedofilia al cardinale Pell che poi è stato prosciolto e ricevuto due giorni fa dal Papa: “L’accusa del bonifico in Australia non la credo nemmeno se me la dice lui. Non lo ritengo capace di una cosa del genere. Il che dimostra che qualcun altro che aveva il potere di farlo lo abbia potuto fare per gettare fango. Qui si è aperta una guerra antipatica e chi più ne pena è la Chiesa”. Il parroco ricorda poi la “lealtà” di Becciu al Papa: “Quando veniva qui e io gli riferivo obiezioni anche sul conto del Papa lui si irrigidiva e non voleva che l’operato del Papa venisse messo in discussione. Una fedeltà assoluta. Becciu ha avuto un ruolo determinante, piedi ne avrà pestati. Io sono fiducioso”. La conclusione di don Pala riporta all’arresto di Cecilia Marogna: “Se questa donna ha avuto una somma per doveri istituzionali non è che il cardinale le potesse guardare nella borsetta per vedere come la spendeva. Se lei lo ha fatto in modo sbagliato è responsabilità della signora, non di Becciu. Lo diranno le carte”. 

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