Data ultima modifica: 4 Ottobre 2021

“Le radici di questa università sono antiche di secoli, collegate alle origini del fenomeno di nascita dell’universitas, che produsse una rete unificante dei popoli europei”. Per questo l’università è alle “fondamenta dell’idea di Europa” e rappresenta un “motore del suo sviluppo”. Ad affermarlo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella Lectio magistralis tenuta all’Università di Parma, in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Relazioni internazionali ed europee. “La storia delle università – ha aggiunto il capo dello Stato – è parte rilevante dell’evoluzione delle nostre società. Da quasi mille anni le università connotano l’Europa. Ancor prima che si affermasse l’età moderna, le università lavoravano sul terreno che si sarebbe rivelato propedeutico ad una coscienza europea, contribuivano a comporre un corpo unitario, sperimentavano nuove regole del costume civile fondato sul diritto, sulle arti, sulla medicina, sulla filosofia. Non è un caso che l’idea di università si sia sviluppata nel Continente europeo e che tuttora questo abbia il numero più alto al mondo di università e di istituzioni per l’alta formazione”. “Alla civiltà e alla storia europea non è estranea la vicenda delle sue università: riflettere sull’Europa senza richiamarsi alla loro esperienza sin dall’epoca della peregrinatio dei clerici vagantes -ha evidenziato ancora Mattarella- significherebbe privarsi di un riferimento essenziale. Così come lo sarebbe non tener conto dello ius commune, elaborato nelle università e che per molti secoli è stato il diritto condiviso dalla gran parte dell’Europa continentale, unificata dai principi fondamentali del diritto”. “La meritocrazia non può essere sinonimo di una formula che legittimi chi già si trova in posizione di privilegio, bensì quella di chi aspira a mettersi in gioco. Una autentica democrazia sa riconoscere che prima di ogni merito accademico esiste un merito di vivere, frutto dell’incontro con la realtà dei fatti e con la spinta ad un’emancipazione da essi”, ha affermato ancora Mattarella ricordando: “Ciascuno affronta la propria esistenza all’interno di una comunità di origine, talora modesta e fragile, ma deve poter scegliere di aspirare ad una comunità di intenti le cui porte sono aperte dal sapere”. “Talvolta tende a prevalere il fascino di una visione che immagina il sistema universitario come un’impresa, secondo una logica di carattere economico. Ma il ‘profitto’ che si può trarre dall’Università è la crescita del capitale umano, vera forza del Paese, nonché i frutti della ricerca da porre a disposizione dell’intera comunità”, ha quindi affermato il capo dello Stato. 
Covid
 “È bene fare tesoro degli insegnamenti tratti in questi due anni difficili” di pandemia. “Siamo stati costretti ad affrontare lutti, sofferenze, pesanti limitazioni, e la dura crisi che ne è scaturita condiziona ancora l’economia e gli equilibri sociali. Ma abbiamo compreso, oltre ogni ragionevole dubbio, quale valore abbiano la conoscenza scientifica, la professionalità degli operatori, la coesione sociale, la risposta comune che viene dal senso civico e dalla coscienza di un destino condiviso”, ha ribadito Mattarella. “Il modello sociale europeo – ha ricordato il capo dello Stato- è innervato di questi valori, che sono, al tempo stesso, culturali e sociali. Sono anche civili, indicati nella vita quotidiana. Le istituzioni europee e le politiche pubbliche dell’Unione ne dovranno sempre più tenere conto”. “L’Europa può giovarsi dell’università anche sul piano politico e civile per sperimentare forme più sofisticate di cittadinanza nella libertà di studio e di ricerca. Tutto ciò vale per l’Italia, dove esiste un grande paradosso: siamo la nazione che ha dato origine, forza e continuità all’idea di università – e l’Ateneo di Parma vanta questo titolo, insieme ad altri antichi atenei- ma il nostro Paese si trova in coda, purtroppo, per numero di laureati, anche per investimenti”, ha affermato ancora Mattarella. “La nostra università -ha lamentato il capo dello Stato- non risulta attrattiva come meriterebbe. Potremmo dire: non è amata come dovrebbe. Sta a noi utilizzare anche le disponibilità del Piano di ripartenza per dare maggior forza alle università e renderle ancor più una risorsa essenziale per lo sviluppo del Paese. È un impegno delle istituzioni, delle università nella loro autonomia, delle forze sociali e di quelle economiche, insomma di tutte le parti dinamiche di quelle articolazioni che rendono ricca la vita delle nostre comunità. Non separare il destino della democrazia da quello dell’alta cultura è una chiave indispensabile per affrontare le trasformazioni della società globale”. 

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