Data ultima modifica: 31 Agosto 2020

“Appare chiaro a tutti l’attentato che abbiamo subito, non sono servite bombe, armi, ma hanno distrutto il nostro territorio. Dichiareremo lo stato di calamità, perché la montagna per noi era vita, ossigeno, acqua e per tanti lavoro. Un attentato che ci costerà carissimo dal punto di vista di risorse e di cuore”. Così la sindaca di Altofonte (Palermo) Angela De Luca dopo l’incendio che ha distrutto centinaia di ettari di polmone verde.  “Paesaggi e luoghi che abbiamo percorso con lo sguardo, da bambini, coi nostri figli adesso non ci sono più – dice – L’odore acre del fumo è sui nostri vestiti, sulla nostra pelle, fisso nelle pareti delle nostre case e li resterà per giorni”. “Un pensiero lo voglio rivolgere ai volontari della protezione civile, vigili del fuoco, Croce rossa, 118, impiegati comunali e soprattutto operai forestali che sono ancora impegnati ad Altofonte ed in tutta la Sicilia che ancora brucia sotto i nostri occhi”, dice. “Faremo la conta dei danni, fortunatamente non abbiamo subito vittime umane ma danni a macchine, abitazioni, rete idrica, pubblica illuminazione, strade, e soprattutto la nostra identità, il nostro cuore, la nostra vita”, conclude.  La Procura di Palermo aprirà oggi un fascicolo sull’incendio. Il magistrato di turno aspetta per questa mattina l’informativa della Polizia giudiziaria per le comunicazioni di reati e poi sarà aperto formalmente il fascicolo che indagherà per incendio doloso.  Ieri, il comandante provinciale dei vigili del fuoco Agatino Carrolo, intervistato dall’Adnkronos, ha spiegato che l’incendio doloso era una “ipotesi” dal momento che sono stati trovati almeno “sei focolai” in punti diversi. Ieri oltre 400 persone sono state evacuate ad Altofonte, e solo nel tardo pomeriggio di ieri hanno potuto fare rientro a casa.  

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