Data ultima modifica: 15 Novembre 2021

“Gli ingegneri clinici devono essere coinvolti nel processo di implementazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, perché le tecnologie, oltre a essere selezionate e acquistate, devono essere installate e devono funzionare”. E “non si può prescindere da chi, quelle tecnologie, deve farle funzionare”. Così Lorenzo Leogrande, presidente del 21esimo Convegno nazionale dell’Aiic, Associazione italiana ingeneri clinici, che si è chiuso nel weekend a Milano. “Un evento di grande successo”, riferisce Leogrande, che “ha registrato oltre 2mila presenze in assoluta sicurezza, con 1.500 iscritti tra i soci, 800 partecipanti ai corsi di formazione, oltre 250 relatori e circa 90 partner industriali su un’area espositiva di 2.500 metri quadrati. La parola chiave delle varie sessioni è stata Pnrr: un’opportunità importantissima per l’Italia, che presenta spunti e criticità” da affrontare con il contributo delle professioni.  “Ripartiamo da questo congresso per il futuro della professione e per avviare una stagione di nuove relazioni intersocietarie nel governo delle tecnologie per la salute – afferma Umberto Nocco, presidente Aiic – Nelle sessioni si è parlato di collaborazione, competenza, innovazione, cambiamento, ma anche di temi tecnici tipicamente nostri come cybersecurity, Big data, telemedicina, grandi apparecchiature. Abbiamo molto lavoro da fare, ma la presenza così imponente dei partecipanti ci riempie di slancio nell’attività del prossimo anno: siamo già pronti a lavorare intensamente su tutta una serie di contenuti, a collaborare con altre società scientifiche e a sviluppare attività tipicamente nostre come associazione. Con l’impegno di vederci l’anno prossimo per il 22esimo Convegno nazionale, che si terrà a giugno a Riccione”. In una nota l’Aiic passa in rassegna gli argomenti discussi durante l’appuntamento milanese. Nella sessione dedicata alla collaborazione tra società scientifiche, alla quale hanno partecipato Giacomo Grasselli (Siaarti, anestesisti rianimatori), Francesco Dentali (Fadoi, internisti), Marco Scatizzi (Acoi, chirurghi ospedalieri), Giovanni Esposito (Gise, cardiologi interventisti), Lucia Alberti (Aico, infermieri di camera operatoria), Domenica Mamone (Sifo, farmacisti ospedalieri) e Salvatore Torrisi (Fare, economi e provveditori della sanità), “il messaggio congiunto è stato chiaro: è il momento giusto per avviare un dialogo intersocietario che si traduca in documenti congiunti, in statement che connettano concretamente tra loro le competenze sugli ambiti della digital health”.  “La partnership tra le aree professionali che sono unificate dall’utilizzo quotidiano delle tecnologie è un passaggio che oggi lo stesso Servizio sanitario nazionale ci chiede di fare. E’ urgente iniziare a lavorare insieme – esorta Nocco – integrando le conoscenze, i bisogni e le risposte, perché il rinnovamento della sanità oggi domanda un’accelerazione e trasformazione tecnologica che nessuno di noi è in grado di assicurare se si muove in modo isolato”. Altro tema chiave, la telemedicina: “Un progetto ambizioso – osservano gli ingegneri clinici – che nel Pnrr riceve progettualità e finanziamenti importanti, ma per attuarlo occorrono dei passaggi obbligati”, come afferma Emilio Chiarolla, direttivo Aiic. “Bisogna in primis adottare piattaforme interoperabili – evidenzia – Dovremo pertanto lavorare molto sugli standard e sulla possibilità di consentire l’accesso ai servizi. Questo significa dare la possibilità ai pazienti di essere interconnessi in maniera facile per ricevere cure non solo sul territorio, ma consulti anche al di fuori dei confini regionali. La telemedicina è un progetto che identifica il domicilio come primo luogo di cura. Ciò significa portare servizi rispondenti alle necessità del paziente al suo domicilio. Inoltre telemedicina non significa solo tecnologia, ma anche organizzazione dei servizi: la telemedicina deve quindi essere inserita in un contesto coerente con i servizi da erogare”. Gli ingegneri clinici a congresso hanno parlato anche di cybersecurity. “Pochi mesi fa gli attacchi hacker ai sistemi della Regione Lazio hanno portato a galla la necessità di innalzare il livello di risposta in termini di sicurezza dei dati digitali. Il rischio è evidente”, ammoniscono gli esperti: “Centrali internazionali potrebbero trafugare dati personali richiedendo riscatti alle organizzazioni, agli ospedali, ai sistemi sanitari. Il Pnrr ha messo la lente anche su questo argomento e anche il Convegno Aiic se n’è occupato con due sessioni specifiche”. Per Giulia Magri di Confindustria dispositivi medici, la cybersecurity e i dispositivi medici “sono ormai strettamente correlati per il fatto che negli ultimi anni è aumentata l’interattività e l’interconnettività tra i sistemi dei dati. Ne consegue che i devices ed i sistemi devono essere messi in totale protezione. Inoltre, se il fabbricante è a conoscenza di incidenti di software, deve porre in essere correttivi di sicurezza”.  “Nel Pnrr si realizza una vera operazione di governance sulla cybersecuity – sottolinea Francesco Martelli dell’Istituto superiore di sanità – Mi risulta che questa sia la prima volta in cui si mette per iscritto, in un piano di alto livello, che un incremento delle funzionalità digitali della rete ospedaliera ha insito un rischio di hackeraggio del quale dobbiamo essere consci. E’ un problema già ampio e lo diventerà sempre di più andando avanti nel tempo e sviluppando sempre nuove tecnologie perché i dispositivi sono sempre più connessi. L’importante è riconoscere il problema come stiamo facendo noi in Italia, ed affrontarlo incrementando la consapevolezza e le risorse di personale dedicato”.  “Sicurezza dei dati significa sicurezza dei sistemi informativi – rimarca Maurizio Rizzetto, esperto Aiic per il settore – Significa ad esempio aderire a Gdpr, la normativa europea sulla privacy, e regole dell’Agit, l’Agenzia per l’Italia digitale. La normativa c’è, le regole anche: dobbiamo trovare la corretta applicazione e le competenze giuste per realizzarla”. Altro argomento affrontato al convegno Aiic sono i percorsi formativi. “Oggi assistiamo sempre più a una contaminazione delle competenze – riflette Leogrande – Abbiamo iniziato noi con la laurea in Ingegneria biomedica: siamo ingegneri, ma ci occupiamo di sanità, parliamo di tecnologie ed entriamo in modo preponderante nell’ambito medico. Oggi sta accadendo il contrario: la medicina sta evolvendo, la tecnologia sta entrando in maniera determinante nell’organizzazione delle cure ed è corretto che nell’ambito dei percorsi formativi di medicina ci siano contaminazioni anche dal punto di vista tecnico”.  “Servirebbe una riforma dei percorsi di studi in Medicina – propone il presidente del congresso Aiic – per poter implementare a livello generale le competenze di base in ambito tecnico senza fare confusione nei titoli di studio, perché è corretto che ci siano ingegneri e che ci siano i medici. E’ necessario dal nostro punto di vista che all’interno delle Facoltà di Medicina vengano introdotte tematiche come intelligenza artificiale, risk management, Health technology assessment, Big data. Tutti temi che oggi non possono essere esclusi nella formazione della professione medica”. L’Associazione italiana ingegneri clinici, che “da anni è all’interno dei più importanti network internazionali di ingegneria biomedica e ingegneria clinica”, propone infine uno sguardo allo scenario internazionale. “Abbiamo posizionato l’ingegneria clinica italiana in modo importante in occasione del Congresso internazionale ospitato a Roma nel 2019 – rivendica Stefano Bergamasco, coordinatore Centro studi Aiic – In quell’occasione abbiamo messo intorno a un tavolo le principali associazioni europee consorelle con l’intenzione di creare un nuovo organismo per mettere a fattor comune esperienze, criticità e trend del settore. Anche a Milano Aiic è stata driver di questo processo. L’obiettivo è proprio la creazione effettiva di questo nuovo soggetto europeo che riteniamo possa essere importante interlocutore con le istituzioni comunitarie e con tutte le società scientifiche”. 

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