Data ultima modifica: 4 Marzo 2021

“E’ da tanto che aspettiamo questa visita”. Esordisce così Padre Ammar Yako della chiesa di Al-Tahira di Qaraqosh se gli si chiede dell’arrivo di Papa Francesco in quella che è la sua città natale. Padre Ammar ricorda i progetti di Giovanni Paolo II, quella visita che “non fu possibile” e parla con l’Adnkronos di questa visita imminente di Papa Francesco che è “molto importante” perché “l’Iraq ha bisogno di pace” dopo il terrore dell’Isis, perché “la situazione che viviamo dopo la guerra è molto difficile” e “il Santo Padre viene da noi per darci forza, coraggio”. Padre Ammar evoca “il conflitto, gli attacchi dell’Isis” e le “conseguenze” con “il numero dei cristiani che a Qaraqosh si è dimezzato, mentre in tutto l’raq sono più del 60% quelli che sono emigrati”.  Oggi, sottolinea, a Qaraqosh, nel nordovest dell’Iraq, vivono “circa 23.000 cristiani”, la fuga è iniziata “dopo la guerra del 2003 quando le famiglie cristiane della Piana di Ninive hanno cominciato a lasciare il Paese”, ma l’esodo è stato “soprattutto dopo l’attacco dell’Isis del 2014”. E ora, continua, “tanti, tanti cristiani sono negli Stati Uniti, in Europa, in Australia, in Libano e in Giordania”. E poi ci sono “le famiglie nel Kurdistan iracheno”. Padre Ammar racconta del “grande lavoro”, dei preparativi nella Qaraqosh che resiste. Al-Tahira ne è il simbolo. “La chiesa era stata distrutta dall’Isis, interamente bruciata – ricorda – Abbiamo cominciato a ricostruire alla fine del 2019. E oggi è tutto pronto per l’arrivo del Santo Padre”. Nella chiesa, come nella città, con “le immagini del Papa, le bandiere del Vaticano”. E intanto lui ricorda quando “nel 2016 tornò in città due giorni dopo la liberazione” dall’Isis, ricorda la “distruzione, il disastro, la chiesa bruciata così come più di duemila case”, i jihadisti dell’Isis che “avevano usato l’esterno della chiesa come luogo di addestramento per nuove reclute”. E oggi Padre Ammar parla con gioia di un “incontro organizzato ieri”, dei “giovani”, della “preghiera insieme” e dei nuovi “incontri previsti per oggi e domani” nell’attesa di Papa Francesco, che arriverà in una Qaraqosh, che “certo non è come quando c’era l’Isis”, ma in cui “non ci sono tante possibilità di lavoro”.  Il Pontefice incontrerà anche il Grande Ayatollah Ali Al-Sistani. “E’ molto importante. La maggior parte degli iracheni sono sciiti – conclude Padre Ammar – L’incontro significa davvero mandare un messaggio a tutti gli iracheni, a tutto il mondo, l’Iraq ha bisogno di pace”. 

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