Data ultima modifica: 10 Luglio 2020

Santa Sofia a Istanbul tornerà ad essere una moschea. Come anticipato, il Consiglio di Stati turco ha annullato il decreto del 1934 che aveva trasformato uno dei monumenti simbolo di Istanbul – fino al 1453 basilica e poi moschea – in un museo. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha firmato il decreto con cui ordina il passaggio. Erdogan ha condiviso il decreto su Twitter con il commento “Congratulazioni” un’ora dopo la sentenza del Consiglio di Stato. Non è ancora al momento chiaro quando riaprirà ai fedeli.  La prima preghiera islamica a Santa Sofia si terrà il 24 luglio. Lo ha annunciato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, affermando che occorreranno dei giorni per allestire l’ex museo ad accogliere i fedeli musulmani. “Se Dio vorrà ci uniremo tutti insieme qui in preghiera il 24 luglio e la apriremo (Santa Sofia, ndr.) alle preghiere”, ha detto Erdogan in un messaggio televisivo. Il presidente ha spiegato che potrebbero essere necessari fino a sei mesi per riconvertire del tutto l’ex simbolo cristiano. Erdogan ha quindi chiesto agli osservatori, interni e stranieri, di “rispettare” la decisione presa dalla Turchia.  L’istanza sulla quale si è espresso il Consiglio di Stato è stata presentata da una piccola associazione poco nota, guidata dal 75enne Ismail Kandemir, che da 26 anni si batte per trasformare Santa Sofia in una moschea. In una sua recente intervista a Kanal7 ha dichiarato di aver “dedicato la sua vita” a questo. Kandemir ha chiesto l’annullamento del decreto di Ataturk, fondatore della Turchia moderna, che cambiò lo status del monumento in museo. La questione ha polarizzato negli ultimi mesi il dibattito nella società turca, con una parte che considera lo status di Santa Sofia emblematico del carattere secolare della costituzione, mentre i conservatori, guidati da presidente Recep Tayyip Erdogan, da tempo chiedono che l’ex basilica torni ad essere una moschea e la sentenza del Consiglio di Stato, il più alto tribunale amministrativo in Turchia, apre la strada alla sua conversione.  La trasformazione della basilica di Santa Sofia in moschea è “simbolicamente grave” ed è “inquietante” il momento storico in cui viene presa, vale a dire “in un momento di confusione generale e di confinamento per l’emergenza coronavirus”. Lo sottolinea all’Adnkronos padre Alberto Ambrosio, specialista della mistica musulmana e dell’Islam in Turchia, per oltre dieci anni tra i domenicani a Istanbul. Padre Ambrosio, un passato accademico tra Francia Turchia e Italia, ricordando che la Turchia è un Paese che nella realtà dei fatti ha pochissimi cristiani e che dunque la decisione non è stata presa “per punire i cristiani”, registra come questa decisione rappresenti “la morte definitiva della laicità della Turchia”. Quanto al fatto che da alcune parti la decisione venga letta come una grande vittoria islamica, padre Ambrosio rileva che “in realtà si tratta di una vittoria relativa in un periodo in cui la pandemia ha messo in luce che le religioni non possono fare molto”. Osserva ancora padre Ambrosio, oggi docente di Teologia e storia delle religioni alla Luxembourg School of religion e society: “Siamo davanti a una risposta di gente che usa una cattiva intelligenza. Di questo passo i dittatori saranno liberi di mettere in pratica ogni loro pazzia”.  Poco prima del verdetto, l’Unesco aveva espresso “preoccupazione” per eventuali cambiamenti nello status di Santa Sofia. “Chiediamo alle autorità turche di impegnarsi nel dialogo prima di prendere qualsiasi decisione che potrebbe avere ripercussioni sul valore universale del sito”, ha affermato in una nota. “Qualsiasi modifica” relativa a un sito Patrimonio mondiale dell’umanità “richiede una notifica all’Unesco da parte dello Stato coinvolto e poi, se necessario, un esame del Comitato del Patrimonio mondiale”, ha ricordato l’Unesco. Nei giorni scorsi il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva esortato il governo turco a mantenere l’attuale status dell’ex basilica, mentre il Patriarca Bartolomeo I, leader spirituale dei cristiano ortodossi, aveva affermato che “la conversione di Santa Sofia in moschea deluderà milioni di cristiani nel mondo”.  Durissimo era stato il commento del patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill, che riferendosi al piano di Erdogan aveva sostenuto che “la minaccia nei confronti di Santa Sofia è una minaccia per l’insieme della civilizzazione cristiana”.    

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