Data ultima modifica: 26 Settembre 2021

Laura Ziliani, l’ex vigilessa uccisa a Temù (Brescia) è stata stordita con un composto di benzodiazepine – trovato nel suo corpo dagli esperti di Medicina legale – che ha compromesso la sua capacità di difesa, secondo l’ipotesi accusatoria, ma su come sia stata uccisa manca la certezza assoluta. Per l’omicidio sono in carcere le figlie Paola e Sara Zani e il fidanzato della primogenita Mirto Milani. 
Si fa strada l’ipotesi che la donna possa essere stata soffocata, forse con un cuscino, data l’assenza di segni sul collo o altre ferite visibili, ma bisognerà ancora attendere: “Medicina legale sta ancora lavorando”, spiega una fonte all’Adnkronos. Accertamenti che dovranno far luce oltre che sulle cause del decesso anche nel ricostruire dove la donna, uccisa l’8 maggio, sia stata poi ‘nascosta’ fino al ritrovamento vicino al fiume Oglio avvenuto l’8 agosto.  Gli investigatori sono certi che il corpo sia stato tenuto “in un luogo più asciutto, sempre all’aperto ma più riparato” e che le forti piogge di inizio agosto lo abbiano trascinato verso la riva, in una zona già battuta dalle ricerche iniziali di soccorritori e volontari. Resta da stabilire anche in che modo i tre arrestati abbiano trasportato il corpo senza vita dalla casa di Temù – dove per l’accusa è stata uccisa – alla zona boschiva. Domande alle quali potrebbero rispondere i tre in carcere – finora sono rimasti in silenzio – che martedì saranno interrogati per la prima volta dal gip di Brescia Alessandra Sabatucci. 

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