Data ultima modifica: 10 Settembre 2020

Con la pandemia di Covid-19 “c’è stato un rallentamento nell’identificazione delle nuove infezioni da Hiv, ci sono stati rallentamenti anche nel monitoraggio dei pazienti già diagnosticati. In questo periodo in cui siamo stati tutti limitati e alcuni toccati più da vicino dal coronavirus Sars-CoV-2 abbiamo visto stravolgere l’attività soprattutto dei medici, quella che era la routine e l’impostazione che era stata data al supporto della diagnosi, del trattamento e del follow up dei pazienti”. E’ la riflessione di Cristina Le Grazie, direttore Medico di Gilead Sciences Italia.  “La lotta non è finita – sottolinea oggi durante l’evento online di premiazione dei vincitori di ‘Devs for Health’, progetto italiano di Open Innovation in Hiv, promosso e organizzato da Gilead Sciences insieme a pazienti e medici – E’ importante avere strumenti che facilitino e supportino il lavoro dei medici e i pazienti, ci vogliono competenze nuove, soprattutto quelle digitali. Abbiamo pensato fosse giusto lavorare insieme a chi ha queste competenze, per un percorso di open innovation”. Oggi la premiazione dei team e dei progetti selezionati, al termine dell’hackathon online che si è tenuta dal 15 giugno al 5 luglio. Ora il prossimo passo saranno le 5 giornate di bootcamp in cui i team continueranno a lavorare con medici e pazienti.  Ma il viaggio dei progetti continuerà: “Non basta avere idee nuove e degli strumenti pilota – dice Le Grazie – Vogliamo arrivare fino alla fine del percorso. Vogliamo che chi avrà il merito di vincere questa competizione sia messo in grado di portare a compimento lo sviluppo del proprio progetto fino a renderlo fruibile per la comunità di medici e pazienti. Sarà un’emozione vedere dal vivo l’utilizzo delle idee premiate e l’impatto che potranno avere”.  “I temi con cui si sono cimentati gli sviluppatori che hanno partecipato a questa gara – riferisce – sono l’emersione del sommerso e la qualità di vita dei pazienti con Hiv, perché oggi con i farmaci possiamo garantire una lunghissima vita, ma deve essere una vita piena dal punto di vista affettivo e di relazione e dal punto di vista professionale. Sono questi i temi messi in evidenza proprio dai medici e pazienti che hanno lavorato con noi al progetto”.  

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