Data ultima modifica: 31 Gennaio 2022

(Adnkronos) – La guerra in atto tra l’ala contiana del Movimento 5 Stelle e quella dimaiana si trasferisce sui social. A infiammare la diatriba interna al M5S è il caso dei post contro il ministro degli Esteri, entrati nelle ‘tendenze’ di Twitter con tanto di hashtag #DiMaioOut: messaggi con cui migliaia di utenti stanno chiedendo la cacciata del titolare della Farnesina dal Movimento, accusandolo di tradimento nei confronti del leader Giuseppe Conte nella partita per il Quirinale. Per i fedelissimi del ministro grillino si tratta però di un’operazione studiata a tavolino, tutt’altro che spontanea. A supporto di questa tesi ci sono le dichiarazioni dell’esperto social Pietro Raffa, amministratore delegato della ‘MR & Associati Comunicazione’, secondo il quale il #DiMaioOut sarebbe un caso scuola di “tweet-bombing”: un’azione coordinata da una sola regia che si sarebbe servita di profili ‘bot’, cioè automatizzati. “Ho effettuato un’analisi quantitativa e qualitativa dei tweet #DiMaioOut: sono andato a vedere quante persone avevano utilizzato l’hashtag, si tratta di 289 account. E’ chiaramente un’operazione studiata, che viene fatta da chi vuole modificare la percezione su alcuni temi”, ha spiegato Raffa all’Adnkronos, evidenziando come circa la metà di questi profili sia ‘localizzata’ in America: “Si tratta inoltre di profili che in passato intervenivano in altri Stati su altri temi. Ad esempio risultavano molto attivi in Francia, per sostenere le posizioni dei gilet gialli, ma anche in Germania a sostegno dei partiti dell’ultradestra”, ha aggiunto l’esperto. Nell’inner circle di Di Maio vogliono vederci chiaro: “Stiamo facendo le opportune verifiche per capire da dove parte la campagna di tweet-bombing contro Di Maio”, dicono all’Adnkronos gli esponenti M5S vicini al titolare della Farnesina, i quali, alla domanda su un possibile ‘fuoco amico’, aggiungono: “Speriamo di no, sarebbe molto grave”. Dopo gli attacchi social il capo della Farnesina incassa la solidarietà di molti parlamentari: dai deputati Luigi Iovino e Francesco D’Uva al sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, passando per la capo delegazione M5S al Parlamento Ue Tiziana Beghin. Ma non solo. Anche esponenti di altri partiti – come il ministro forzista della Pa Renato Brunetta, la capogruppo di Iv alla Camera Maria Elena Boschi e il senatore del Pd Andrea Marcucci – esprimono la loro vicinanza al ministro di Pomigliano d’Arco. “In questo modo – osservano fonti dimaiane – Luigi ha fatto capire ancora una volta il suo peso. E’ stata una dimostrazione di forza nei confronti di Conte”. Già, Conte. Il leader pentastellato non commenta il caso #DiMaioOut. A ora di pranzo riceve nella sua abitazione romana il capogruppo alla Camera Davide Crippa, alle prese con l’arduo compito di ricomporre la frattura tra l’ex premier e il giovane ministro grillino. “La dialettica, anche quella accesa, è fondamentale nella vita di un movimento politico… Ma ora è giusto superare tutto, fermarsi un attimo a riflettere, a dialogare per chiarirsi e guardare oltre” evitando “discussioni sterili e comunicazioni scomposte”, le parole del presidente dei deputati M5S. Ma entrambi i duellanti non sembrano disposti a indietreggiare. “Arriverà il tempo della resa dei conti”, promettono i contiani. E lo ribadisce, ancora una volta, la vicepresidente del Movimento Alessandra Todde in un’intervista all’Adnkronos: “E’ giusto che Di Maio fornisca chiarimenti agli iscritti e sostenitori del Movimento in merito ai comportamenti tenuti negli ultimi giorni. Come diceva Gramsci, la verità è sempre rivoluzionaria”. Nelle chat dei parlamentari contiani è iniziato a circolare uno studio a cura della società ‘Water On Mars’ che mirerebbe a sconfessare la ricostruzione della campagna anti-Di Maio orchestrata da una schiera di ‘troll’: nessun ‘bot’, la sintesi del report, ma solo ‘sock puppets’, ovvero account usati poco e risvegliati dopo lungo letargo. “Non c’è nessun ‘bombing’ organizzato. Così come non ci sono ‘account sospetti’ e neppure prevalenza di account statunitensi nel ‘caso’ (montato ad arte?) su #DiMaioOut”, twitta Pier Luca Santoro, project manager di ‘DataMediaHub’ ed ex consulente del Dipartimento per l’informazione e l’editoria quando Vito Crimi era sottosegretario a Palazzo Chigi. Ma i venti di guerra non si placano nel M5S. E si rincorrono con sempre più insistenza le voci di possibili sanzioni disciplinari nei confronti di Di Maio, che tra l’altro siede nel Comitato di garanzia grillino. Rumors che allo stato attuale non vengono confermati da nessuno ma che i vertici del Movimento non fanno niente per smentire. (di Antonio Atte) 

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