Data ultima modifica: 12 Giugno 2020

“Io mi sono trovato invischiato in questa storia, con una carcerazione preventiva enorme, in alta sicurezza, lontano da casa e dalla mia famiglia. Le mie cooperative, floride al momento del sequestro, ora sono tutte fallite. Parliamo di corruzioni bagatellari, l’associazione mafiosa è venuta meno, e non c’è nessun episodio di intimidazione e violenza”. Queste le parole all’Adnkronos di Salvatore Buzzi, uno dei protagonisti dell’inchiesta Mafia Capitale, tramite i suoi avvocati Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro, dopo le motivazioni depositate dai giudici della Cassazione che con la sentenza pronunciata il 22 ottobre scorso non hanno riconosciuto il 416 bis. “E Massimo Carminati non ha contribuito in nessun modo all’aumento del fatturato delle cooperative. Parliamo di 70mila euro di corruzioni accertate su un fatturato complessivo di 180 milioni in tre anni. Di cosa stiamo parlando? Quello che emerge – prosegue Buzzi – è che la sentenza di Appello si poggiava sulla Cassazione cautelare che si era espressa nell’aprile del 2015, prima che parlassero più di 320 testimoni, tra i quali alcuni autorevoli che avevano escluso la mafia”. “Un’inchiesta mediatico-giudiziaria che si chiude con una sconfitta dell’impianto accusatorio. La mafia non c’è e, di 46 arrestati, 14 sono stati assolti. Ora – dice – mi aspetto una pena equilibrata”. 

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