Data ultima modifica: 11 Dicembre 2021

“Il governo sul fisco ci ha detto che la partita è chiusa e la maggioranza non ha aperto una trattativa con le organizzazioni sindacali”. Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, parlando con i giornalisti a Bari, prima della manifestazione convocata da Cgil e Uil Puglia contro la manovra finanziaria in vista dello sciopero generale di giovedì, rispondendo a una domanda su possibili aperture del governo di cui ha parlato il ministro Andrea Orlando e le conseguenti trattative. “Questo è sotto gli occhi di tutti”, ha aggiunto. “La ragione per cui abbiamo proclamato lo sciopero è proprio perché si è chiusa la partita e la maggioranza si è presentata con noi con una proposta che non ha modificato e per noi quella non è la base di una riforma fiscale degna di questo nome, perché, per fare la riforma fiscale, bisogna aumentare le detrazioni, le decontribuzioni per i lavoratori, non una tantum ma strutturali, bisogna combattere l’evasione fiscale, bisogna che la rendita finanziaria sia tassata adeguatamente – ha sottolineato Landini – E, quando un provvedimento da 100 euro all’anno di miglioramento fiscale per chi prende fino a 20.000 euro, e da 6-7 800 euro a chi ha redditi di 3-4 volte superiori, significa che questa è una riforma ingiusta, non accettabile”. “Dall’altra parte è necessario che si allarghi la base imponibile dell’Irpef e soprattutto il tema oggi è creare lavoro, perché finché i giovani e le persone sono precari, sono poveri pur lavorando, non avranno una pensione degna di questo nome e questo non fa altro che aumentare la sofferenza e la divisione sociale. Su questi elementi – ha aggiunto – noi abbiamo bisogno che ci sia un cambiamento, non formale, ma sostanziale”. “Altri tavoli di trattativa non sono ancora cominciati – ha quindi detto il segretario della Cgil – il metodo non può essere che la maggioranza si presenta con le proposte già decise, ma deve informare di quello che intende fare. Questo è un modo per ammazzare la rappresentanza sociale, non per coinvolgere il mondo del lavoro nelle scelte che devono essere realizzate”.  “Noi vogliamo che le politiche economiche del governo tutelino le persone più bisognose. Stiamo chiedendo che la riforma fiscale tuteli i salari e le pensioni più basse. Questo non sta avvenendo. Stiamo chiedendo che tutti gli 8 miliardi di euro vadano al lavoro e ai dipendenti”, ha affermato ancora affermando: “Stiamo chiedendo di superare la precarietà nel lavoro, quindi di cancellare forme di lavoro precario assurde e di prevedere un nuovo contratto unico di ingresso al lavoro che sia fondato sulla formazione e sulla stabilità nel lavoro. Stiamo chiedendo che ci sia una vera riforma delle pensioni e stiamo chiedendo di rilanciare gli investimenti a partire dal Mezzogiorno, per creare lavoro e per essere in grado di avere un’idea di gestione dei processi di riorganizzazione che stanno invece determinando chiusure e licenziamenti”. “E’ una fase in cui non conta quello che diciamo, conta concretamente quello che fai e noi vogliamo che i lavoratori, le lavoratrici, i giovani, i pensionati, ci giudichino per quello che concretamente facciamo e oggi stiamo chiedendo a tutto il paese il 16 di scioperare, di essere in piazza proprio perché è il momento di cambiare ed è il momento che il mondo del lavoro venga ascoltato per i problemi che e per lo sforzo che ha fatto in questo anno e mezzo di pandemia”, ha detto ancora Landini ricordando: “Noi continuiamo a sostenere quelle piattaforme unitarie che abbiamo presentato, noto poi che la Cisl ha deciso di manifestare sabato, quindi se è in piazza anche, lei vuol dire che non è così contenta di quello che il governo ha dato fino ad oggi e per noi il tema è unire il mondo del lavoro e soprattutto essere coerenti”. “Noi siamo in piazza per sostenere le richieste che abbiamo fatto assieme – ha aggiunto – noi non abbiamo cambiato idea, siamo coerenti con quello che insieme abbiamo deciso. Le nostre richieste sul fisco, sulle pensioni, sulla precarietà, sono piattaforme unitarie presentate al governo”. 

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