Data ultima modifica: 11 Novembre 2021

Nessuna autorizzazione a interpretare le sue parole come un riferimento all’attualità, ma a circa due mesi dall’avvio delle elezioni per il suo successore e mentre ormai ogni giorno impazza il ‘toto Quirinale’, è inevitabile che il riferimento alla non rieleggibilità del Capo dello Stato, pronunciato questo pomeriggio da Sergio Mattarella, assuma una rilevanza particolare rispetto all’ipotesi di una sua conferma al Colle e sembra ribadire un cortese rifiuto opposto a chi vorrebbe proporre la sua candidatura. Ricordando la figura di Giovanni Leone, l’attuale Presidente della Repubblica cita il messaggio che il predecessore inviò al Parlamento il 15 ottobre 1975, “che venne ritenuto da giuristi autorevoli studiosi di grande livello uno dei massimi documenti sulla questione delle riforme istituzionali. Tra gli altri temi trattati (bicameralismo, Cnel, pubblica amministrazione, Mezzogiorno, lo sciopero nei pubblici servizi), Leone ripropose la sollecitazione (già sottolineata dal Presidente Segni), di introdurre la non rieleggibilità del Presidente della Repubblica, con la conseguente eliminazione del semestre bianco”. E in quello stesso messaggio Leone ricordava che da presidente del Consiglio, nel 1963, si era fatto promotore di un disegno di legge che recepisse l’auspicio espresso dal suo predecessore. Quello stesso citato da Mattarella il 2 febbraio scorso, nel pieno della crisi del secondo esecutivo di Giuseppe Conte, in occasione dei 130 anni dalla nascita di Segni. “Fu anche l’occasione -affermò l’attale Capo dello Stato riferendosi a quel testo- per esprimere la convinzione che fosse opportuno introdurre in Costituzione il principio della ‘non immediata rieleggibilità’ del Presidente della Repubblica. In quell’occasione Segni definiva ‘il periodo di sette anni sufficiente a garantire una continuità nell’azione dello Stato’. Inoltre –aggiungeva- ‘la proposta modificazione vale anche ad eliminare qualunque, sia pure ingiusto, sospetto che qualche atto del Capo dello Stato sia compiuto al fine di favorirne la rielezione'”. “Di qui l’affermazione che ‘una volta disposta la non rieleggibilità del Presidente, si potrà anche abrogare la disposizione dell’articolo 88 comma 2 della Costituzione, che toglie al Presidente il potere di sciogliere il Parlamento negli ultimi mesi del suo mandato'”. Oltre a questi riferimenti di natura costituzionale, Mattarella nell’ultimo anno ha fatto cenno varie volte alla questione della sua possibile rielezione in maniera formale ed informale. “Quello che inizia -sottolineò nel messaggio di fine 2020- sarà il mio ultimo anno come Presidente della Repubblica. Coinciderà con il primo anno da dedicare alla ripresa della vita economica e sociale del nostro Paese. La ripartenza sarà al centro di quest’ultimo tratto del mio mandato. Sarà un anno di lavoro intenso”. Parole che hanno trovato seguito in numerose occasioni, da ultimo l’intervento di martedì scorso all’Assemblea dell’Anci. “Quest’anno, anche perché è l’ultimo del mio mandato, non potevo e non volevo” fare a meno di questo incontro, affermò poi il 29 marzo scorso, ricevendo al Quirinale una rappresentanza dell’Aeronautica militare. Ma già tre giorni prima, in occasione delle celebrazioni del Dantedì al Quirinale, aveva risposto “c’è un tempo per ogni cosa” a Roberto Benigni che gli diceva: “Presidente a me dispiace che stia per finire il suo mandato e che lei vada via”. Infine il 19 maggio la confessione ad una scolaresca romana: “L’attività” del Presidente della Repubblica “è impegnativa, ma tra 8 mesi il mio incarico termina, io sono vecchio, tra qualche mese potrò riposarmi”. Mentre il giorno prima, intervenendo all’Università di Brescia, aveva accennato incidentalmente agli “ultimi mesi della mia Presidenza”. Poi nelle settimane successive grande attenzione ad evitare ogni minimo accenno che in qualche modo potesse essere oggetto di interpretazione rispetto ad una sua possibile conferma al Colle. Un silenzio interrotto dalla sottolineatura di oggi pomeriggio, che, vista anche la tempistica, sembrerebbe chiudere definitivamente la questione. (di Sergio Amici)      

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