Data ultima modifica: 18 Giugno 2021

“Siamo carichi, l’argomento è grosso. Torno sul palco per raccontare il nostro paese, un paese con le tre ‘i’: incoerente, improbabile e irriverente”. A dirlo all’Adnkronos è Maurizio Battista, svelando il fil rouge dello spettacolo con cui torna, dopo lo stop della pandemia, sul palco. L’attore sarà infatti al teatro Olimpico di Roma dal 22 giugno al 4 luglio con ‘Che paese è il mio paese’, uno show scritto da Battista con la collaborazione di Vittorio Rombolà, Alberto Farina e Gianluca Giugliarelli, che evidenzia le tipicità, in continua evoluzione, che contraddistinguono il nostro Stivale. “Analizzeremo questo paese che se lo vedi da fuori è divertentissimo, se ci stai dentro un po’ meno -spiega il comico- Le tante contraddizioni, che emergono soprattutto vedendo il periodo che abbiamo passato, e che mi vedranno mettere un po’ alla berlina gli italiani”. I temi saranno quelli ‘caldi’ che toccano da vicino i nostri connazionali, senza tralasciare quelli più delicati come il covid, il tema dei vaccini, la ripresa dopo la pandemia, ma “sempre con grande rispetto”. Un esempio? “Quando non c’erano, tutti auspicavano l’arrivo del vaccino -ironizza L’attore- quando sono arrivati, sono cominciati idubbi ‘io sta cosa nun me ‘a faccio, ‘ma che me stanno a raccontà’, e così via”.  Tra gli argomenti che faranno ridere a chi si recherà all’Olimpico, anche quello del ‘politically correct’ a tutti i costi. “Chi è politicamente corretto è un ipocrita, questo è il sinonimo -è la graffiante sintesi di Battista- Però, la realtà è che politicamente corretto significa che tu non puoi parlare di minoranze, gruppi deboli, mentre io facendo una piccola indagine ho scoperto che quelli di cui parlano non sono in realtà gruppi deboli ma milioni di persone, quindi non una minoranza”. Nello show si ride, ma c’è spazio anche per la commozione. “C’è un finale a sorpresa che non voglio ‘spoilerare’ -anticipa Battista- ma posso assicurare che, oltre alla risata, ci sarà spazio anche per il pianto. Provare per credere”.  

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