Data ultima modifica: 29 Maggio 2020

“Quello che mi ha dato un po’ di conforto è sapere che voi vedevate quello che stava succedendo, io vivevo quello che stava succedendo ed il Paese vedeva quello che succedeva in tempo reale”. Così Omar Jimenez, in un collegamento subito dopo il suo rilascio, ha raccontato come la polizia di Minneapolis, questa mattina presto, l’ha arrestato mentre stava facendo un collegamento con la Cnn sulla terza notte di violenze e disordini a Minneapolis nelle proteste per l’uccisione di George Floyd soffocato durante l’arresto.  Il giornalista, che è ispanico e di colore, ha raccontato di essere stato avvicinato dagli agenti in tenuta antisommossa che – come mostrano le immagini trasmesse in diretta dalla Cnn – l’hanno circondato ed ammanettato senza dirgli il motivo del suo arresto.  Nel collegamento con i giornalisti di Atlanta, che hanno ribadito la preoccupazione e la solidarietà di tutta l’emittente, il reporter ha raccontato anche quello che ha provato mentre veniva portato via, ammanettato, dai due poliziotti in tenuta antisommossa. “Mentre ci allontanavamo e mi facevano attraversare l’intero quartiere che era stato distrutto dalla rabbia dei dimostranti e sfortunatamente dalla rivolta e dai saccheggi che abbiamo visto, allora mi sono chiesto – ha detto – ma che cosa sta succedendo veramente?”. Una volta arrivati al distretto, anche lì al giornalista, che cercava di capire se il problema fosse che stava facendo il collegamento da un posto non autorizzato dove ancora erano in corso disordini, non è riuscito ad ottenere risposte.  “Mi hanno chiesto le generalità, poi sono tornati ed hanno chiesto ‘state con la Cnn”, ha raccontato dicendo che poco dopo li hanno lasciati andare. Ed alla domanda se qualcuno si è scusato con loro per l’equivoco ha risposto: “Forse questo è avvenuto ad un altro livello, ma a noi non ci hanno chiesto scusa”.  Nel collegamento, fatto davanti al distretto di polizia dove era stato trasferito dopo l’arresto, Jimenez cerca di ricostruire i fatti che hanno portato al suo fermo. “C’era un po’ di confusione su quello che dovevamo o potevamo fare noi giornalisti, in contatti verbali con la polizia abbiamo chiesto dove ci potevamo mettere mentre loro davano ordini di sgombrare la zona”, ha raccontato. Durante la notte la polizia era stata “costretta ad arretrare” dai dimostranti ma, questa mattina verso le 6, dopo “un’ora e mezza che non c’era presenza della polizia, l’abbiamo vista arrivare”. “Dove stavamo noi alla destra avevamo tutti i dimostranti davanti all’edificio in fiamme – continua riferendosi al distretto di polizia incendiato nella notte – e alla sinistra c’erano i poliziotti che avanzavano noi, che fossimo stampa o no non volevamo trovarci in mezzo, abbiamo cercato di farci indietro e lasciarli passare ma – ha aggiunto riferendosi all’arresto in diretta tv – avete visto quello che è successo “. “Non so chi abbia dato l’ordine di arrestarmi – ha detto ancora – ma bisogna riconoscere che tutti sono stati abbastanza gentili, non c’è stata animosità, non sono stati violenti con me, abbiamo parlato di come questa settimana sia stata folle per tutta la città”. “Hanno la tensione al limite visto il livello di distruzione di fronte al distretto di polizia che è stato dato alle fiamme – ha concluso riferendosi alle forze dell’ordine – sono al centro di quello che è diventato il punto focale di rabbia, passione, violenza”.  

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]