Data ultima modifica: 23 Febbraio 2021

Le proteste di ieri e i teatri illuminati ”sono un segnale importante per tener viva l’attenzione sui teatri e in generale della cultura e lo spettacolo dal vivo. Deve finire questa mentalità strapaesana, gretta e meschina nei confronti dello spettacolo dal vivo
.
Conte, in una infelice sortita ci ha definiti: ‘I nostri amici che si divertono’,

noi che facciamo cultura, arte e teatro tracciamo il profilo identitario del paese
”.

Così Moni Ovadia commenta con l’Adnkronos la protesta silenziosa di ieri ‘facciamo luce sul teatro’ indetta dall’associazione U.n.i.t.a. che ha chiesto ai grandi teatri nazionali ma anche a quelli più piccoli di restare aperti e illuminati dalle 19.30 alle 21.30. “Ieri il teatro che dirigo, il Claudio Abbado di Ferrara illuminato, era stupendo, mi sono veramente emozionato – spiega Ovadia – Pare che ci sia l’intenzione di riaprire ad aprile, qualche segnale è arrivato. Anche noi siamo cittadini che pagano le tasse e abbiamo il diritto di lavorare. Bisogna continuare a segnalare il problema dei teatri. Loro (il Governo precedente, ndr) hanno tagliato tutto il settore dello spettacolo da vivo con l’accetta per evitare grane. La gente che va al teatro guarda avanti, bastava fare un contingentamento degli spettatori facendo entrare e uscire le persone ordinatamente. Il pubblico del teatro non è come il pubblico delle discoteche”.  ”Ieri ero a Trieste e c’erano i bar pieni di gente, tutti ammassati uno addosso all’altro, non puoi permettere questo e chiudere i teatri! Questa è una discriminazione tra i cittadini – dice Ovadia – noi continueremo a sollevare il problema. Col ca.. che siamo un grande paese – sottolinea – siamo un piccolo paese dove c’è della grande gente. In Italia tutto è fatto per scoraggiare la gente, massacrano con le tasse i più piccoli e lasciano evadere i più grandi. Io pago il 48% di tasse e Google il 3%, vengono colpiti sempre gli ultimi”. ”Nel settore teatro Conte ha rivelato una visione molto miope – aggiunge –

mentre in Francia, in Inghilterra e in Germania fare teatro è una nobile professione da noi, qualche anno fa, prima di diventare famoso -racconta ironico –
quando dicevo che facevo teatro mi chiedevano: ‘Sì ma per vivere?’
Gli addetti allo spettacolo dal vivo sono 500mila – tiene a ricordare Ovadia – tra questi ci sono operai, attrezzisti, elettricisti, tecnici, impiegati, trasportatori e facchini. Tutti credono che il teatro siano solo quei quattro attori conosciuti. La gente vede le fiction ma chi è che doppia le fiction? – chiede Ovadia – La televisione ha gli ospiti in studio, vende merce umana ed è l’unico settore che ha veramente guadagnato moltissimo grazie alla pandemia”. (di Alisa Toaff) 

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