Data ultima modifica: 23 Marzo 2022

(Adnkronos) – E’ morta all’età di 84 anni Madeleine Albright , la prima donna a diventare segretario di Stato americano nel 1997. A dare la notizia della sua morte, causata da un tumore, è stata la famiglia su Twitter. Nata Marie Jana Korbelova, Albright emigrò da Praga negli Stati Uniti nel 1948, facendo carriera nella politica americana prima di diventare Segretario di Stato sotto l’ex presidente Bill Clinton. 
Esattamente un mese fa, un mese prima di morire e alla vigilia dell’invasione militare russa dell’Ucraina, Albright ha scritto un editoriale per il New York Times nel quale contestava gli ”errori storici di Putin” e il suo ”revisionismo per creare un pretesto per l’invasione”. Ricordava anche di essere stata la prima esponente del governo americano a incontrare Vladimir Putin, dopo che divenne presidente il 31 dicembre 1999, ”era piccolo e pallido, così freddo che poteva essere un rettile”. “L’affermazione assurda e revisionista di Putin che l’Ucraina sia stata interamente creata dalla Russia e di fatto sottratta all’impero russo è completamente in linea con la sua visione deformata del mondo”, scriveva l’ex segretario di Stato, aggiungendo che “la cosa che mi ha inquietato di più, è il tentativo di usarla per creare il pretesto per un’invasione in vasta scala”. Segretario di Stato della seconda presidenza Clinton, tra il 1997 e il 2001, Albright ricordava che l’ex ufficiale del Kgb si mostrò “imbarazzato per quello che era successo al suo Paese e determinato a restaurarne la grandezza” riferendosi alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Da allora Putin è diventato sempre più un leader autoritario che “equipara il suo benessere a quello della nazione”. Ma, scriveva Albright, ”Putin va incontro ad un enorme errore se pensa di rafforzare la posizione del suo Paese invadendo l’Ucraina”. Il risultato, aveva predetto, è che la Russia diventerà ”diplomaticamente isolata, economicamente azzoppata e strategicamente vulnerabile di fronte ad un Occidente più forte e più unito”. Albright concludeva dicendo di non ritenere che ”Putin ammetterà mai di aver fatto un errore, ha mostrato di essere paziente e pragmatico. Sicuramente è conscio del fatto che l’attuale scontro lo rende più dipendente dalla Cina, sapendo che la Russia non può prosperare senza qualche legame con l’Occidente”.  

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