Data ultima modifica: 18 Gennaio 2021

“Oggi la soddisfazione che abbiamo avuto con il tavolo del Prefetto è che finalmente è passato un principio che il trasporto pubblico italiano soffre dall’inizio della pandemia: la qualificazione di inefficienza fine a se stessa. Il punto essenziale è la non elasticità del sistema, che non può raddoppiare per motivi economici, fisici: nessuno può comprare un treno domani mattina e metterlo sui binari. Ci vogliono anni per implementare un sistema di trasporto su rotaie ma anche su gomma, si tratta di investimenti enormi”. Giovanni Mottura, amministratore unico Atac, parlando all’Adnkronos non usa ammennicoli e va dritto al punto: “In una città come Roma circolano millecinquecento mezzi al giorno, coordinati da una centrale operativa. Se i privati non sono coordinati si crea il caos. A una offerta intensificata, la nostra, deve corrispondere una domanda dilazionata in due fasce di orari: è l’unico modo per venire incontro a un sistema di trasporti che sia efficiente, seppur con una capienza dimezzata”. E aggiunge: “Per avere negli orari di punta un distanziamento sufficiente, ci vuole tanta coscienza sociale ma soprattutto una differenziazione di orari da parte di tutte le categorie che devono rientrare al lavoro, a scuola. Oggi ancora non è una prova significativa, perché molti studenti sono in agitazione, molte scuole sono a ranghi ridotti: quando le scuole riapriranno veramente, con la logica del rientro in presenza al 50 o 75%, vedremo l’impatto sul sistema. Noi siamo pronti a individuare le criticità individuate in tempo reale”. 

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