Data ultima modifica: 4 Giugno 2020

C’è anche l’ex sindaco di Verona Flavio Tosi tra i 26 indagati nell’inchiesta della Dda di Venezia che ha portato a 26 misure cautelari, tra le quali 23 arresti, a carico di un’associazione criminale che agiva nel capoluogo scaligero, riconducibile alla cosca dell’ndrangheta degli Arena-Nicosia. Nei confronti dell’ex sindaco l’accusa sarebbe di concorso in peculato. Nell’inchiesta i reati ipotizzati, a vario titolo, sono quelli di associazione mafiosa, truffa, riciclaggio ed estorsione. L’ex sindaco è invece  accusato di concorso in peculato in relazione alla distrazione di denaro da parte dell’ex presidente della municipalizzata dei rifiuti Amia, Andrea Miglioranzi, anch’esso indagato, di una somma “‘non inferiore a 5.000 euro” per pagare una fattura di un’agenzia di investigazioni privata, su prestazioni in realtà mai eseguite in favore di Amia, ma nell’interesse dello stesso Tosi. “Non ne so nulla, ne uscirò totalmente estraneo, come in tutte le altre occasioni”, ha detto Tosi. “Da sindaco sono sempre stato rigorosissimo nel mio mandato, tanto da non avere utilizzato per molti anni autisti e veicoli a carico del Comune pur avendone diritto, facendo risparmiare alle casse pubbliche decine di migliaia di euro, pagando di tasca mia anche quando non ne sarei stato tenuto, quindi la presente indagine nei miei riguardi (che mi risulta rivolta a tutt’altri aspetti e che anche stavolta apprendo dai mass media) mi fa francamente sorridere”, sottolinea. “Nel 2006 da Assessore Regionale subii addirittura una perquisizione domiciliare, salvo poi essere totalmente prosciolto: il magistrato di turno mi querelò per la mia replica piuttosto forte, il che mi costò migliaia di euro per aver proclamato e difeso la mia innocenza. – ricorda Tosi- Lo stesso copione si è ripetuto altre volte nel tempo, da ultimo nel 2014, ed il sottoscritto ne è uscito totalmente estraneo, tanto per cambiare. Pertanto ho moderato i toni della presente risposta, per evitare di essere querelato da qualche collega di Palamara, per il rispetto che provo nei confronti della Magistratura e dei tanti togati realmente indipendenti, ma certamente non di tutti. Non aggiungo altro: le querele da parte di magistrati risentiti dalle mie dichiarazioni mi sono costate abbastanza…”, conclude.  

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