Data ultima modifica: 10 Settembre 2021

“Sono favorevole all’obbligo vaccinale, ma serve chiarezza. Non deve essere come il green pass”. Il professor Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova, si esprime così ad Agorà. “La necessità dell’obbligo vaccinale deriva dall’elevata trasmissibilità delle varianti. E’ importante dire agli italiani che questi vaccini hanno bisogno di frequenti richiami. Sarebbe sbagliato dire agli italiani ‘ci vacciniamo tutti e abbiamo risolto’. Mi piacerebbe che si chiarisse come viene implementato l’obbligo vaccinale: che sanzione viene comminata a chi non si vaccina? L’obbligo vaccinale non deve essere come il green pass”, aggiunge. Il quadro dell’epidemia in Italia non è paragonabile a quello di settembre 2020. “La differenza rispetto ad un anno fa è che abbiamo i vaccini e la maggior parte delle persone si è vaccinata. L’Italia è uno dei paesi con la massima adesione. A mio avviso i no vax” rappresentano”“più un problema mediatico, sopravvalutato, che un vero problema sociale”, dice.  In generale “bisogna essere realisti e capire cosa sta succedendo. La situazione di Israele è allarmante: ci dice che la maggior parte delle persone è suscettibile, si infetta e trasmette. Questo potrebbe essere legato al fatto che alcune varianti riescono ad infettare le persone vaccinate. La mortalità è più bassa, ma hanno 1000 casi per milione di abitanti, è il numero più alto del mondo e su questa base hanno iniziato la somministrazione della terza dose. Se la terza dose risolve, bene. Altrimenti, significa che il problema è legato anche alle varianti. Quindi, terza dose sì ma con vaccino aggiornato”. “I vaccini -spiega- apparentemente hanno una durata di protezione intorno ai 6-7 mesi. Noi abbiamo immunizzato circa 7 milioni a marzo: queste persone non sono protette come noi immaginiamo. Certo, la letalità è calata di cinque volte e questo è molto positivo. I vaccini sono la soluzione, ma devono essere accompagnati da altre misure. Guardiamo la situazione dell’Inghilterra, dove non vengono adottare altre misure di contrasto: ci sono 30-35.000 contagi e 160 morti”.  

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