Data ultima modifica: 6 Maggio 2021

“Con la sentenza di primo grado emessa dalla Corte di Assise di Roma dopo un lungo e doloroso processo di 43 udienze, oltre alla irrogazione della più grave delle condanne, quella dell’ergastolo, è stata riconosciuta l’assoluta correttezza dell’operato di Mario nel tentativo di assicurare alla giustizia i responsabili di una estorsione che ha avuto il suo epilogo nel suo efferato assassinio”. Lo afferma Rosa Maria Esilio, vedova del vicebrigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega, commentando la sentenza che ha condannato all’ergastolo Finnegan Lee Elder e Gabriele Natale Hjorth per l’omicidio del marito. “Nel corso di questo processo – aggiunge – ho dovuto assistere a biechi tentativi di ribaltare le responsabilità stravolgendo i fatti, facendo illazioni e fantasiose ipotesi, cercando di rappresentare una verità non coincidente con quella reale, infangando e denigrando senza vergogna a più riprese la memoria di Mario, tentando di ridurlo e svilirlo nonostante la sua morte ed il suo corpo martoriato parlassero senza lasciar dubbio alcuno. Grazie al lavoro dei Giudici della Corte d’Assise, della Procura, degli avvocati e dei Carabinieri che con professionalità, correttezza e scrupolosità, senza farsi trasportare dall’emotività del momento, essendo anche quest’ultimi vittime dell’efferato delitto, è emersa la verità dei fatti e l’irreprensibile condotta di mio marito caduto nell’adempimento del dovere”. “Mario Cerciello Rega – sottolinea la moglie – è stato un valoroso Carabiniere, ha indossato con onore la divisa svolgendo con coraggio ed abnegazione il suo dovere fino al sacrificio della propria vita. Questo tentativo di travisare i fatti ha provocato in me un dolore straziante e insopportabile, poiché emblematico della nullità dei valori etici e religiosi dei suoi autori, viceversa fondanti della nostra vita”. “Questa severa condanna – aggiunge Rosa Maria Esilio – non riporterà in vita il mio amato; non vedo né vincitori né vinti, ma solo il sacrificio di un uomo, di un Carabiniere, di un marito, un figlio, un fratello, un amico, e nel contempo provo compassione e pietà per gli assassini il cui perdono non devono chiederlo a me, ma direttamente a Mario e alla propria coscienza. Da qui il dovere della memoria di Mario di cui sarò attenta custode, affinché egli non muoia mai nelle nostre menti”, conclude. 

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]