Data ultima modifica: 29 Settembre 2020

Ha confessato il 21enne fermato ieri per l’omicidio di Daniele De Santis e Eleonora Manta, avvenuto lunedì scorso a Lecce. La coppia, 33 anni lui e 30 lei, è stata uccisa a coltellate in un appartamento di via Montello.  Un delitto compiuto con “spietatezza e totale assenza di ogni sentimento di compassione e pietà verso il prossimo”, è la descrizione del pubblico ministero Maria Consolata Moschettini nel decreto di fermo. Il 21enne ha continuato a colpire le vittime “nonostante le ripetute invocazioni a fermarsi urlate” dai due. Li ha inseguiti per casa, spiega il sostituto procuratore del Tribunale di Lecce, “raggiungendole all’esterno senza mai fermarsi”. Antonio Giovanni De Marco, studente universitario originario di Casarano, per quasi un anno e fino ad agosto aveva soggiornato in affitto in una stanza dell’appartamento nel quale è avvenuto l’omicidio, convivendo con Daniele De Santis. Il post su Facebook: “Vendetta non risolve ma soddisfa”  “La premeditazione del delitto risulta comprovata dai numerosi oggetti rinvenuti sul luogo del delitto (abitazione delle vittime e piazzale condominiale), in particolare il cappuccio ricavato da un paio di calze di nylon da donna, le striscette stringitubo, i cinque foglietti manoscritti in cui è decritto con inquietante meticolosità il ‘cronoprogramma dei lavori’ (pulizia… acqua bollente.. candeggina… soda)”, scrive ancora nel decreto di fermo il pubblico ministero riferendosi a una condotta criminosa del 21enne “estrinsecatasi nell’inflizione di notevole numero di colpi inferti anche in zone non vitali (il volto di Daniele De Santis)”. Colpi inferti con violenza e ripetutamente “senza che tali modalità dell’agire fossero necessarie – scrive ancora il sostituto procuratore – per l’economia e la consumazione del reato”. Da qui si evince “un’indole particolarmente violenta, insensibile ad ogni richiamo umanitario”. Non solo la cura nel compilare il ‘cronoprogramma dei lavori’ da una parte e la lista di oggetti anche non necessari per provocare la morte della giovane coppia dall’altra, ma anche il compiacimento sadico nel delitto in sé “fanno ritenere assai probabile – scrive il pm Maria Consolata Moschettini – il pericolo di recidivanza, in considerazione dell’estrema pericolosità dell’indagato”.  “La sproporzione tra la motivazione del gesto e l’azione delittuosa è ulteriore elemento tale da far ritenere che quest’ultima sia stata perpetrata per mero compiacimento sadico nel provocare la morte della giovane coppia”, scrive ancora il pubblico ministero. “Non si spiega se non nella direzione di inquadrare l’azione in un contesto di macabra ritualità la presenza di oggetti non necessari per provocare la morte della giovane coppia. A tal riguardo, giova altresì evidenziare come sul copricapo sia stata disegnata con un pennarello nero una bocca, quando ciò – sottolinea il pm – non risultava necessario nell’economia e consumazione del reato”. “La notizia del fermo arrivata ieri sera ha sconvolto tutto il paese, qui la gente e’ incredula”. A dirlo all’Adnkronos il sindaco di Casarano Ottavio De Nuzzo. “Non conosco direttamente il ragazzo ma la sua famiglia si, sono persone che conducono una vita tranquilla”, ha detto il sindaco. 

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