Data ultima modifica: 20 Giugno 2021

“Le ragioni del conflitto sono proprio nella crescita tumultuosa di un settore nel quale si sono imposti dei modelli organizzativi che hanno portato a una compressione di diritti e salari. A valle delle grandi piattaforme che rispettano il contratto nazionale c’è una lunga filiera sulla quale si sono scaricati tutti i costi attraverso il meccanismo degli appalti e dei subappalti”. Così, in un’intervista a ‘la Repubblica’, il ministro del Lavoro Andrea Orlando parla del settore della logistica, che vale il 9% del Pil ed è quello che ha macinato più utili e non si è mai fermato durante la pandemia, all’indomani della tragica fine di Adil Belakhdim, il sindacalista dei Si Cobas investito da un camion mentre partecipava a una manifestazione a Biandrate (Novara). “A fronte di imprese che firmano il contratto nazionale – dice Orlando – ci troviamo poi nel concreto con false cooperative che applicano contratti diversi, oppure che mascherano forme di sfruttamento, oppure utilizzano manodopera in nero, spesso di immigrati ricattati”.  C’è però un’altra questione, secondo Orlando “anche più subdola e più difficile da controllare per lo Stato e per i lavoratori”, che è l’algoritmo che governa la logistica. “C’è il rischio di avere sulla carta un bel contratto firmato – dice il ministro – e poi un algoritmo digitale che scandisce orari e turni. Un algoritmo dentro il quale nessuno è in grado di guardare e che diventa il vero contratto da rispettare. Per questo, prima che avvenissero gli scontri di Lodi o la morte di Adil, abbiamo aperto un tavolo con la filiera per avere un confronto su questo. C’è infatti da vedere bene dentro il settore della logistica e per questo ho dato vita a una task force con Ispettorato Lavoro, Inps, e Agenzia entrate e rappresentanti degli altri ministeri competenti per capire cosa sta accadendo”.  Fare rispettare i diritti sindacali a un algoritmo basato all’estero “non sarà semplice: l’extraterritorialità della giurisdizione non può essere un alibi; non a caso sarà oggetto del G20. Devo dire che qualche passo avanti con le grandi lo stiamo vedendo. Amazon ad esempio all’inizio resisteva al confronto, poi ha dato la sua disponibilità”. Non sarà facile perché, spiega il ministro, “anche per i sindacati si tratta di una sfida totalmente nuova: come si contratta con un algoritmo che rischia di svuotare di senso il contratto nazionale? Stiamo entrando tutti in un mondo diverso”. Per quanto riguarda invece la figura dei navigator, “andrà superata con il potenziamento dei centri per l’impiego. Anche loro parteciperanno alla selezione del personale da assumere, con un riconoscimento della loro esperienza. Detto questo, rifiuto la propaganda contro i navigator: sono diventati il bersaglio facile dei nemici del reddito di cittadinanza”, sottolinea ancora Orlando. E sulla possibilità di legare il Reddito di cittadinanza al livello di istruzione, spiega: “È quello che stiamo studiando insieme al ministro Bianchi. Vogliamo introdurre un nesso tra RdC e istruzione degli adulti, perché è chiaro che l’occupabilità di un lavoratore che ha la quinta elementare è bassissima. Una delle condizionalità del contratto tra lo Stato e il percettore del RdC sarà proprio l’istruzione. Lo Stato ti sostiene, ma tu in cambio torni sui banchi”. 

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