Data ultima modifica: 19 Settembre 2020

“Non ho mai venduto la mia funzione, né a Lotti, né a Centofanti, né a nessuno”. Lo ha detto Luca Palamara intervenendo all’assemblea dell’Associazione nazionale magistrati, che dovrà esprimersi sul suo ricorso contro l’espulsione. Il magistrato sarà ascoltato all’assemblea generale per illustrare le ragioni del suo ricorso contro l’espulsione decisa dal comitato direttivo centrale il 20 giugno scorso. L’assemblea, appena iniziata, ha accolto infatti la sua richiesta.  “Non mi sono mai sottratto ai processi né in tutte le situazioni in cui sarò chiamato. Sono qui per metterci la faccia, ma chiedo di essere giudicato serenamente – dichiara Palamara davanti all’Assemblea – sono stato travolto dalla fiumana e mi sono perso, ma non sento di essere stato moralmente indegno’’. “Ho avuto rapporti con la politica. La frequentazione con la politica, il confronto sulle nomine è sempre esistito’’, ha continuato il magistrato, il quale sostiene che “gli incontri non erano clandestini’’ e che “l’hotel Champagne non è un posto per nascondersi’’. Il riferimento è all’albergo di Roma dove ci fu un incontro tra lui, 5 ex togati del Csm, e i politici Luca Lotti e Cosimo Ferri per parlare di nomine.  “Fino al 2008 ho fatto lo scribacchino di atti, prima a Reggio Calabria poi a Roma – ha ricordato Palamara, ricostruendo la sua carriera – poi la mia posizione nella vita politico-associativa mi ha dato un altro ruolo. Ho vissuto un’altra vita, una vita di rappresentanza, se ho fatto bene o male non posso dirlo io’’. “E’ stato un errore tornare alla procura di Roma dopo il Csm, un errore fare poi la domanda da aggiunto. Le cariche che ho avuto mi hanno fuorviato, e mi hanno fuorviato le mille richieste che mi arrivavano’’, ha ammesso. E riferendosi alle molte conversazioni estratte dalle chat del suo cellulare ha spiegato: ‘’non ho mai cancellato i messaggi, dalle chat dono scaturiti 3 procedimenti penali e 6 disciplinari’’. “La frequentazione con Lotti? Col senno di poi dico che non dovevo farlo’’, ha concluso. PONIZ: “ESIGENZA DI RIFORME” – “I fatti disvelati dall’indagine di Perugia, l’emergere, pochi mesi fa, di altri gravi episodi hanno provocato  conseguenze  drammatiche per il sistema, ed innescato una crisi profonda, i cui effetti non sono del tutto prevedibili, oltre alla già percepibile, gravissima perdita di credibilità del nostro ruolo, con ciò che esso significa nel rapporto tra giustizia e cittadini”, queste le parole del presidente dell’Associazione nazionale magistrati Luca Poniz, in un passaggio della sua relazione all’assemblea generale. Una crisi, ha sottolineato Poniz, che “non  riguarda solo il nostro assetto, il nostro ordinamento; è anche una crisi di funzionamento, e  la fiducia che i cittadini nutrono nei nostri confronti è drammaticamente precipitata; la fiducia è un elemento essenziale di legittimazione della funzione giurisdizionale”. “E’ indiscutibile l’esigenza di riforme, e certo non solo ordinamentali”, ma “sarebbe esiziale una linea riformatrice dettata dalla contingenza, o, peggio, da intenti punitivi” sottolinea ancora Poniz. “Tutto è oggi in discussione, ed è naturale che sia così: ma guai a trasformare l’analisi, la critica anche la più radicale, in pretesto per trasformare l’urgenza riformatrice in un’occasione per demolire lo statuto costituzionale della Magistratura, le sue prerogative, gli organi di garanzia posti a presidio, tutti concepiti nella Costituzione nell’interesse dei diritti dei cittadini”, ha aggiunto.  “Ecco perché ogni passaggio di ogni disegno riformatore dovrà essere analizzato con particolare attenzione e profondità – ha assicurato – e nello stesso modo l’assetto complessivo della riforme, onde coglierne la direzione, e l’idea di fondo, che la anima e la guida”. 

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