Data ultima modifica: 12 Dicembre 2020

L’ultimo saluto a Paolo Rossi. A Vicenza, nel Duomo, i funerali dell’azzurro campione del mondo nel 1982. A portare il feretro, i suoi compagni di nazionale. “Del gruppo del 1982 era il simbolo in campo e fuori dal campo. Io ero attaccante come lui e cercavo di imitarlo ma lui era molto più forte di me, le sue erano doti naturali e fare le cose che faceva lui era impossibile”, dice Alessandro Altobelli. “Abbiamo una chat whatsapp con i nostri compagni del 1982 -aggiunge Altobelli a Sky Sport davanti al Duomo di Vicenza dove tra pochi minuti ci saranno i funerali-. Ci sentivamo spesso, ma ultimamente non rispondeva più. Così ho messo alcune sue foto per discutere, ma non ha scritto nemmeno in quell’occasione. Così ci siamo preoccupati, abbiamo detto a Marco Tardelli di chiamare la moglie e ci aveva rassicurati. Poi pochi giorni fa Federica ha mandato un messaggio alle tre di notte con quel doloroso annuncio”. “Non riesco ancora a crederci. Fino ad un mese e mezzo fa lo sentivo spesso in chat, poi ha iniziato a non rispondere ed ho capito che c’era qualcosa che non andava. Se ne è andato con dignità, voleva essere il Paolo Rossi che ho sempre visto, sempre sorridente. Noi siamo andati al Mondiale come l’armata brancaleone, Paolo arrivò dopo due anni di inattività. Era deriso da tutti, il suo riscatto e la sua rivincita hanno coinciso con la nostra rivincita. Io se sono campione del mondo lo devo a lui”, le parole di un commosso Fulvio Collovati ai cronisti davanti al Duomo. “Quando è arrivato il messaggio del moglie Federica che ci chiedeva di non dimenticarlo mi si è spezzato il cuore -prosegue l’ex difensore di Inter e Nazionale-. Era un amico, un fratello. Un ragazzo solare, di una semplicità disarmante. Ho subito tranquillizzato Federica, come si fa dimenticare Paolo?”. “Non ho perso solo un compagno di squadra, ma un amico e un fratello. Insieme abbiamo combattuto, vinto e a volte perso, sempre rialzandoci anche davanti alle delusioni. Siamo stati parte di un gruppo, quel gruppo, il nostro gruppo. Non pensavo ti saresti allontanato così presto, ma che avremmo camminato ancora tanto insieme”, dice Antonio Cabrini, amico e compagno di squadra alla Juventus e in Nazionale. “Già mi manchi, le tue parole di conforto, le tue battute e i tuoi stupidi scherzi -aggiunge Cabrini-. Le tue improvvisate e il tuo sorriso. Mi manca proprio tutto di te, oggi voglio ringraziarti perché se sono quello che sono lo devo anche al meraviglioso amico che sei stato. Io non ti lascerò mai, ma tu stai vicino a tutti noi, come io starò vicino a Federica e ai tuoi figli”.  

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