Data ultima modifica: 30 Marzo 2022

(Adnkronos) – Il cardinale Angelo Becciu, nel prossimo interrogatorio in Vaticano nel processo legato allo scandalo finanziario sulla compravendita del Palazzo londinese di Sloane Avenue, potrà testimoniare sulla vicenda legata a Cecilia Marogna, l’esperta di relazioni internazionali che fu incaricata dalla Segreteria di Stato per fare da tramite per il pagamento dei riscatti dei missionari rapiti in Africa. Lo ha deciso il Papa tramite la Segreteria di Stato del Vaticano.  Lo ha fatto sapere il presidente del Tribunale Vaticano, Giuseppe Pignatone, nel corso della undicesima udienza dedicata all’interrogatorio di mons. Mauro Carlino, già segretario di Becciu e di Pena Parra. Carlino sarà interrogato nuovamente il prossimo 5 aprile. 
MONS. CARLINO – “Ho sempre obbedito ai Vescovi e al Papa. Mi ha meravigliato il mio rinvio a giudizio. Fedeltà, obbedienza e riservatezza sono le tre cose chiestemi da Pena Parra che informava costantemente la Segreteria di Stato e il Papa”. Monsignor Mauro Carlino, già segretario del cardinale Angelo Becciu e di mons. Pena Parra, attuale sostituto della segreteria di Stato Vaticano, ha esordito così nell’interrogatorio avvenuto stamani davanti al Tribunale Vaticano.  Carlino ha detto di essere venuto a conoscenza del Palazzo di Londra solo nel gennaio 2019 quando Pena Parra gli ha “riferito di un problema legato ad un grande errore dell’ufficio amministrativo di cui non facevo parte”. L’errore, ha spiegato, “riguardava le mille azioni con diritto di voto lasciate a Torzi con cui lui poteva continuare a gestire il Palazzo anche dopo l’acquisto da parte della Segreteria di Stato”. La volontà del Papa, ha riferito ancora Carlino, era “di spendere il meno possibile per tornare in possesso del Palazzo”. Carlino ha spiegato che il suo ruolo era quello di fare da mediatore “tra Torzi e tre esperti: Dal Fabbro, l’architetto ingegnere Capaldo e Fabrizio Tirabassi”. Al che Pignatone ha chiesto perché non ci fosse mons. Perlasca tra questi. E Carlino: “Perlasca si era manifestato infedele e disobbediente”. Successivamente a domanda del presidente Pignatone su chi firmasse i contratti, Carlino ha detto che “le decisioni non sono mai prese dai dipendenti, solo dai superiori. Firmano in modo disgiunto il segretario di Stato e il sostituto. Gli altri hanno la firma congiunta. I contratti sono stati firmati da Perlasca, senza ci l’ok dei superiori: qui è stata la grande infedeltà”. Quanto all’esito della trattativa con Torzi, mons. Carlino ha spiegato che “decise il sostituto (Pena Parra) con Capaldo di sborsare 15 milioni di euro per chiudere i rapporti con Torzi”. Incalzato dall’avvocato di parte civile Lipari, per lo Ior, Carlino, pur precisando che “non avevo il compito di rivalutare le fatture”, ha detto che “delle sue fatture a Torzi una da 10 milioni di euro era per l’Intermediazione; l’altra di cinque milioni per attività di consulenza analitica su investimenti immobiliari”. Monsignor Mauro Carlino nel corso dell’interrogatorio ha parlato anche della vicenda sarda legata alla cooperativa Spes. Interpellato dal Promotore di giustizia Diddi se fosse a conoscenza della cooperativa Spes, Carlino ha risposto affermativamente dicendo anche che “il cardinale Becciu gli diceva che la diocesi di Ozieri era povera. Sapevo anche che il fratello del cardinale lavorava nella Spes”. Carlino ha detto anche di essere a conoscenza del fatto che “la Cei elargiva somme alla Caritas di Ozieri”. Su questo punto non si è proceduto nell’interrogatorio perché si è saputo che è stato aperto un altro procedimento. L’udienza davanti al Tribunale Vaticano per lo scandalo finanziario legato alla compravendita del Palazzo londinese di Sloane Avenue riprenderà il prossimo 5 aprile quando saranno interrogati Rene’ Brullhart e Tommaso Di Ruzza, ex dirigenti Aif, oggi Asif. Nel pomeriggio, dovrebbe essere sentito ancora mons. Mauro Carlino. Quindi si andrà al 7 aprile con l’interrogatorio di Becciu che a quel punto, se vorrà, potrà rispondere sulla vicenda legata a Cecilia Marogna. Il Papa lo ha sollevato dal segreto pontificio. 

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