Data ultima modifica: 24 Luglio 2020

Nel giugno 2018, nel corso della cerimonia per i 204 anni della fondazione dell’Arma, la stazione dei carabinieri di Piacenza Levante, ora posta sotto sequestro nell’ambito dell’indagine della procura piacentina che vede indagati dieci militari, fu premiata per meriti speciali. “Ai componenti della stazione Piacenza Levante” il comandante della legione carabinieri Emilia Romagna riconobbe infatti una menzione particolare “per essersi distinti per il ragguardevole impegno operativo e istituzionale e per i risultati conseguiti soprattutto nell’attività di contrasto al fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti”.  L’inchiesta coordinata dal procuratore capo di Piacenza Grazia Pradella contesta ai carabinieri della caserma in questione di aver messo in piedi un giro di arresti illegali, spaccio di droga, pestaggi ed estorsioni a fini economici e per aumentare il proprio prestigio. Intanto sono iniziati nel primo pomeriggio di oggi gli interrogatori di garanzia dei carabinieri. Uno degli arrestati “ha risposto a tutte le domande” che gli sono state poste dal gip Luca Milani, da cui è stato sentito per circa due ore nel pomeriggio di oggi per l’interrogatorio di garanzia. Lo ha detto il suo difensore, Francesca Beoni, uscendo dal carcere di Piacenza dove si trovano in custodia cautelare tutti i cinque militari arrestati due giorni fa, a cui se ne aggiunge un sesto ai domiciliari. A una domanda sullo stato d’animo del suo assistito, l’avvocato ha spiegato che “è provato”, ma non ha voluto rilasciare altre dichiarazioni. Domani di fronte al gip compariranno gli altri tre carabinieri indagati, tra cui l’appuntato che secondo gli inquirenti sarebbe stato il principale promotore dei reati contestati. Il comandante della legione carabinieri Emilia Romagna, Davide Angrisani, ha avuto intanto un colloquio con il procuratore capo Grazia Pradella, che coordina l’inchiesta.  “Ho voluto dire ai 110mila uomini e donne in uniforme che ciò che è accaduto a Piacenza, fatto gravissimo e inaudito, non intacca minimamente la credibilità, l’autorevolezza e la stima che i carabinieri meritano”. Così Lorenzo Guerini, ministro della Difesa, al Giornale radio Rai (Gr1). “I fatti accaduti sono gravissimi con il rischio di infangare il lavoro di tante persone. C’è piena disponibilità, pieno sostegno alle attività che sta svolgendo la magistratura. Io ho condiviso con il Comandante generale dell’Arma la scelta di operare una inchiesta interna per approfondire ciò che è avvenuto – continua – sotto gli aspetti di possibili difficoltà, lacune, criticità sul piano del controllo. Non devono esserci spazi di ambiguità e credo sia giusto fare luce su ciò che è accaduto. Sul fatto, l’Arma, ha deciso di verificare ciò che eventualmente non ha funzionato e, sulla base di questo, saranno prese le misure che si renderanno necessarie”.  

[Voti: 1    Media Voto: 2/5]