Data ultima modifica: 13 Luglio 2020

Il candidato liberale Rafal Trzaskowski ha ammesso la sconfitta alle elezioni presidenziali in Polonia, con un tweet di congratulazioni per il vincitore, il capo di stato uscente, Andrzej Duda. Il ballottaggio di ieri è stato vinto sul filo di lana da Duda, che ha ottenuto il 51,1%, secondo risultati praticamente definitivi, relativi al 99,98% delle schede. Trzaskowski, candidato del partito centrista Piattaforma Civica (Po), si è fermato al 48,9%. Il voto ha fotografato un Paese spaccato in due, con i giovani, le grandi città e la Polonia occidentale che hanno scelto il sindaco europeista di Varsavia. Populista, nazionalista e ultraconservatore, Duda ha vinto grazie agli elettori più anziani, le piccole città, le aree rurali e la parte meridionale e orientale del Paese. La sua vittoria mantiene il controllo delle leve del potere nelle mani del partito Diritto e Giustizia (Pis). L’affluenza alle urne, pari al 68%, è stata particolarmente alta, al termine di una campagna elettorale aspra e divisiva, dove non sono mancati da parte del Pis toni omofobici e antisemiti. Trzaskowski è stato accusato di minare la famiglia, a causa delle sue aperture ai diritti Lgbt, e di favorire interessi stranieri ed ‘ebraici’.  Duda ha puntato molto sui valori tradizionali e il nazionalismo, ma molti voti sono anche dovuti ai sussidi economici del Pis in favore di famiglie con bambini e anziani. La vittoria di Duda permette al Pis di consolidare il suo potere in vista delle prossime elezioni politiche del 2023. Se avesse vinto, Trzaskowski avrebbe avuto il potere necessario per bloccare le riforme giudiziarie del Pis, che secondo l’Unione Europea minano l’indipendenza dei giudici e sono un attentato allo stato di diritto. Tuttavia alcuni analisti notano che la vittoria di Duda è stata solo di misura, malgrado il forte sostegno di tutte le istituzioni e i media pubblici. Secondo Ewa Marciniak, dell’università di Varsavia, non è stata certo “una vittoria spettacolare”. E questo, sostiene, potrebbe riaprire rivalità interne in seno al Pis, che covano sotto la guida dell’autoritario leader del partito Jaroslaw Kaczynski. Inoltre alcuni osservatori notano che Duda, non potendo correre per un terzo mandato, potrebbe dimostrarsi più indipendente rispetto al Pis che lo sostiene. “Possa questo mandato essere diverso”, si è augurato Trzaskowski su Twitter. Bisognerà dunque vedere se, nel contesto delle conseguenze economiche della crisi del coronavirus, il Pis continuerà una politica aggressiva di scontro con la magistratura e controllo dei media o cercherà una linea più conciliante verso l’altra metà della Polonia. Per quanto riguarda l’Europa, la vittoria di Duda, nota Marciniak, significherà la prosecuzione della linea di “pragmatismo freddo”: abbracciare i vantaggi economici dell’Ue, ma segnare al tempo stesso una dicotomia artificiale fra valori “europei” e “polacchi”. Infine il buon risultato di Trzaskowski consolida il ruolo politico del sindaco di Varsavia e del suo partito centrista Piattaforma Civica (Po), che si conferma la principale forza di opposizione. “E’ un trionfo del Po rispetto al resto dell’opposizione – nota lo storico e analista politico Antoni Dudek – il Po mantiene lo status di maggiore forza dell’opposizione. Nessuno sforzo per creare una nuova entità politica di centro ha possibilità di successo”.    

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