Data ultima modifica: 3 Agosto 2020

“Questo ponte più che un miracolo è figlio di una tragedia terribile, ed è il risultato di un lavoro senza sosta in un cantiere dove c’è stata grande collaborazione e alta competenza”. Lo dice, intervistato dal Corriere della Sera, Renzo Piano, progettista del nuovo Ponte di Genova. “Chi ha lavorato qua – osserva – si è sentito toccato da un compito speciale, si doveva ricucire una grande ferita e rimettere in connessione due parti di città: ne è nato un grande cantiere, professionale e umano”. “Un ponte – sottolinea l’architetto genovese – non deve crollare, quando succede è un dramma per tutti, è un legame che si spezza nell’immaginario collettivo. Qui ci sono state 43 vittime, centinaia di sfollati, Genova tagliata in due…Terribile”.  “Bisogna – afferma Piano – dare un significato a quello che si fa, anche se nessuna delle opere fatte dall’uomo è destinata a durare così a lungo. Certe cose possono durare solo se sono amate, accudite, oggetto di affetto. Soltanto così si può resistere nel tempo. Io vorrei che questo ponte fosse amato”. “Tutta l’Italia – spiega – ha bisogno di un lavoro di ricucitura e di rammendo per strade, ferrovie, scuola, ponti, ospedali. Servono rammendi idrogeologici, sismici, riforestazione, manutenzione…Un grande progetto come questo sarebbe ossigeno direttamente in vena al nostro Paese, meraviglioso e trascurato”.  

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