Data ultima modifica: 22 Dicembre 2020

Un inverno particolarmente gelido potrebbe aggravare la terza ondata di Covid-19, considerata ormai cosa certa dagli esperti. Il fattore climatico, “con un freddo intenso – avverte il virologo dell’università Statale di Milano Fabrizio Pregliasco parlando con l’Adnkronos – potrebbe effettivamente renderla più pesante favorendo la diffusione del coronavirus Sars-CoV-2”. E “a peggiorare le cose potrebbe arrivare anche lo scoppio dell’epidemia di influenza”, al momento non ancora partita nel nostro Paese. Un’infezione contro la quale, nonostante le raccomandazioni di specialisti e autorità sanitarie, “non tutti gli italiani che avrebbero voluto sono riusciti a vaccinarsi” proprio per la mancanza della materia prima: l’iniezione-scudo, quest’anno un ‘miraggio’ in alcune regioni per le categorie escluse dalle campagne vaccinali pubbliche.  “Gli sbalzi termici, come ben noto – spiega Pregliasco all’Adnkronos Salute – facilitano le infezioni respiratorie dei virus simil-influenzali, mentre l’influenza scatta quando le temperature sono rigide e permangono tali per diversi giorni di seguito. Per il Covid sicuramente, come per tutte le infezioni respiratorie, con un freddo intenso è presumibile possa esserci un’ulteriore facilitazione nella diffusione. Proprio perché il freddo, gli sbalzi termici, provocano un’alterazione della cosiddetta clearance mucociliare, il sistema di continuo rinnovo del muco dell’albero respiratorio, che funziona da una barriera contro le infezioni”.  Il timore condiviso dal virologo è dunque che, se con l’ingresso nell’inverno il freddo arriverà e permarrà intenso, le cose potrebbero complicarsi anche per l’andamento dell’emergenza pandemica. Il tutto proprio nel pieno della campagna di profilassi anti-Covid. 

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