Data ultima modifica: 2 Giugno 2020

Il presidente Donald Trump ha minacciato di inviare l’esercito per reprimere i disordini civili in crescita negli Stati Uniti a causa della morte di George Floyd. L’inquilino della Casa Bianca ha affermato se le città e gli Stati non riuscissero a controllare le proteste e a “difendere chi vi abita” avrebbe schierato l’esercito e “risolto rapidamente il problema per loro”. Mentre Trump parlava alla Casa Bianca, la polizia ha disperso i manifestanti da un parco vicino con gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Il presidente ha quindi attraversato il parco e ha posato accanto a una chiesa danneggiata, suscitando molte critiche da parte di coloro che lo hanno accusato di aver preso di mira aggressivamente i manifestanti pacifici. Le proteste per la morte di George Floyd sono entrate nel loro settimo giorno. Dopo Minneapolis, l”incendio’ è divampato in tutto il Paese. Altre due persone sono morte a Chicago. Diversi feriti sono stati segnalati dalla polizia Nel suo discorso tenuto alla Casa Bianca, Trump ha affermato che i Governatori devono stabilire una “schiacciante presenza delle forze dell’ordine” e dispiegare la guardia nazionale in “numero sufficiente da dominare le strade”. “Se una città o uno stato rifiuta di intraprendere le azioni necessarie per difendere la vita e la proprietà dei loro residenti, dispiegherò le forze armate statunitensi e risolverò rapidamente il problema per loro”, ha quindi assicurato Trump. “Io sono il presidente della legalità e dell’ordine” e “il presidente – ha sottolineato ancora – ha il diritto di difendere il suo Paese e di proteggere la sua nazione. Non possiamo permettere che le proteste pacifiche vengano manipolate da anarchici di professione e gruppi antifa”. La polizia in alcune città è stata accusata di aver usato tattiche pesanti contro i manifestanti. In centinaia sono stati arrestati, mentre alcuni giornalisti sono stati feriti dalla polizia. New York è stata l’ultima città a imporre il coprifuoco durante la notte. I manifestanti chiedono in gran parte la fine della discriminazione contro gli afroamericani da parte della polizia, spesso con lo slogan “Black Lives Matter”. In alcuni casi, la polizia ha lavorato con i manifestanti per calmare le tensioni e si è persino unita ai manifestanti nel chiedere riforme.  

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