Data ultima modifica: 29 Gennaio 2022

(Adnkronos) – C’è bis e bis. Perchè da oggi, con il doppio mandato a Mattarella, si può fare un paragone su una seconda volta di un capo dello Stato. Allora, nel 2013, toccò a Giorgio Napolitano rispondere all’appello per il rinnovo dell’incarico. A nove anni di distanza emergono le diverse sfumature delle modalità con cui si arrivò all’epilogo.  A parlarne è stato Enrico Letta, uno dei pochi a poter dire di aver puntato per due volte sul bis nella ‘roulette’ del Quirinale. L’allora vice segretario del Pd nel 2013 andò a guidare il governo di larghe intese che nacque come conseguenza del doppio mandato di Napolitano. Insomma, un testimone di prima linea. “C’era l’idea che andassero da Mattarella i leader politici ma io ho pensato che, in una fase nella quale le sgrammaticature costituzionali sono già parecchie, la scelta migliore sia che vadano i capigruppo”, ha raccontato ai grandi elettori del Pd.  I due bis hanno una base di partenza comune: la situazione di emergenza, oggi appesantita dal Covid, lo stallo politico e delle istituzioni. In questi giorni ci sono state l’impossibilità dei partiti di trovare una intesa su un nuovo nome e la girandola di nomi bruciati. Nel 2013 c’erano stati i 101 nel Pd che terremotarono il Pd, un quadro politico molto fragile consegnato dalle urne e Beppe Grillo pronto a invocare la protesta di piazza e a marciare sul Parlamento.  Con questo quadro, nel 2013 si decise che dovessero essere i leader di partito a chiedere a Napolitano il ‘sacrificio’. Così a turno furono Pier Luigi Bersani (con Letta), Silvio Berlusconi (con Gianni Letta) e Mario Monti, i leader dei tre schieramenti principali, a salire al Colle dal presidente. A stretto giro, dopo una veloce riunione nella ‘Corea’ di Montecitorio, toccò ai governatori-grandi elettori farsi ricevere da Napolitano. La nota formale diffusa dal Quirinale a fine giornata parlò di una “una richiesta di unità e coesione nazionale” avanzata da tutti.  Lo schema utilizzato per arrivare al bis di Mattarella è stato però differente, pur in un contesto che per emergenza e straordinarietà non è da meno. La richiesta avanzata da parte dei leader, come ha spiegato Letta, è stata considerata “un’altra sgrammaticatura costituzionale”. Forse anche in riferimento alla candidatura, bruciata, della seconda carica dello Stato.  E allora si è rivolto lo sguardo al Parlamento. Del resto, erano stati i grandi elettori a battere il primo colpo nel sesto scrutinio, venerdì, con 336 voti al capo dello Stato nonostante dai partiti non fosse arrivata alcuna indicazione in tal senso. Per questo si è deciso che a salire il Colle sarebbero stati i capigruppo di maggioranza, a portare proprio la voce del Parlamento. A seguire, una delegazione dei grandi elettori delle Regioni. E Mattarella, benchè avesse “altri programmi”, alla fine ha dato il via libera.    

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