Data ultima modifica: 26 Gennaio 2022

(Adnkronos) – E’ in programma oggi alle 11 la terza votazione per l’elezione del Presidente della Repubblica dopo la fumata nera di ieri. Alla fine della seconda giornata di votazioni per il Quirinale il nastro sembra riavvolgersi a 48 ore prima. Dopo il movimentismo di lunedì tra i leader con il coinvolgimento di Mario Draghi, il confronto su Colle e futuro del governo, la sensazione è che tutto sia tornato indietro. Ad oggi il nome del premier è più debole, quasi fuori dalla scena ma pronto a ‘risorgere’. “Ancora tutto è possibile”.  Del resto, si è tornati ai blocchi di partenza. Schema Berlusconi delle scorse settimane. Stavolta c’è la terzina di nomi avanzata dal centrodestra, con i nomi di Marcello Pera, Letizia Moratti e Carlo Nordio. Pd-M5S-Leu respingono e rilanciano sulla necessità di un nome super partes. Con una nuova nota congiunta. E non era scontato. La giornata è iniziata con il ‘caso Frattini’ che ha creato il subbuglio tra i grandi elettori Pd. “A che gioco sta giocando Conte?”, il refrain tra i parlamentari dem dopo aver letto le indiscrezioni sul nome di Frattini fatto nel faccia a faccia tra Matteo Salvini e Conte. Anche Matteo Renzi fa sponda con il Pd, dopo aver sentito Letta, per stoppare la carta Frattini.  Il leader Iv continua a muoversi tra i due poli e ieri, quando si ragionava se contrapporre una rosa di nomi al centrodestra, ha stoppato: “I 5 nomi? La cinquina si gioca a tombola, non in Parlamento”, ha detto Renzi mentre nel Pd e Leu crescevano i dubbi sulla opportunità di seguire il centrodestra nella lista contrapposta. Una dialettica sulla tattica da tenere che si è riproposta nella riunione, slittata nel corso del pomeriggio. “E’ stato un incontro più complesso di altre volte, quello che conta che siamo usciti con una linea unitaria”, si fa notare. “Abbiamo fatto ragionare i 5 Stelle…”.  Quindi, il rilancio nel campo del centrodestra. “Vediamo se dicono sì all’incontro”. A sera la fiducia è ai minimi. Gira fortissima la voce che Salvini “voglia andare fino in fondo, ce lo dicono anche i giorgettiani, e che voglia andare su Casellati alla quarta votazione. Allora vuol far saltare tutto”, si osserva tra i parlamentari Pd. I 5 Stelle, riferiscono fonti parlamentari, avrebbero assicurato che “loro su Casellati non ci vanno”. E se la presidente del Senato dovesse invece avere i voti necessari, per i dem a quel punto la fine della maggioranza sarebbe scontata. A sera i dubbi sono tanti. Oggi si andrà alla terza votazione nella quale Pd, M5S e Leu hanno deciso di continuare con la scheda bianca.  Si legge nelle nota congiunta: “Prendiamo atto della terna formulata dal cdx che appare un passo in avanti, utile al dialogo. Pur rispettando le legittime scelte del centrodestra, non riteniamo che su quei nomi possa svilupparsi quella larga condivisione in questo momento necessario”. Quindi si conferma “la volontà di giungere ad una soluzione condivisa su un nome super partes e per questo non contrapponiamo una nostra rosa di nomi”. Con la richiesta di un incontro al centrodestra: “Nella giornata di domani (oggi, ndr) proponiamo un incontro tra due delegazioni ristrette in cui porteremo le nostre proposte”. Dice Enrico Letta al termine del vertice: “Finiamola con i tatticismi e troviamo una soluzione su un nome condiviso super partes e senza forzature. Come ha detto Roberto Speranza, non abbiamo voluto la guerra delle due rose. Abbiamo voluto dimostrare che abbiamo la buona volontà di trovare una soluzione condivisa. Dato che noi non abbiamo la maggioranza, loro non hanno la maggioranza, quindi bisogna che troviamo una soluzione condivisa, super partes, istituzionale, come abbiamo sempre detto”.  “La nostra proposta è, chiudiamoci dentro una stanza e buttiamo via la chiave fino a quando non troviamo una soluzione”. E lo spazio per farlo è quello della giornata di oggi. Con il suo lungo pomeriggio e la sera liberi dalle votazioni prima dell’avvio della quarta, nella giornata di domani. “Domani (oggi, ndr) è il giorno chiave – sottolinea Letta – giovedì si arriva alla votazione con il quorum al 51%”.  Quali saranno i nomi che Pd, M5S e Leu porteranno al tavolo con il centrodestra? Nel corso dell’incontro ieri se ne sarebbe discusso. Quello che è accertato in chiaro è che resta la forte perplessità di Giuseppe Conte su Draghi.  
FIBRILLAZIONI M5S – C’è addirittura chi parla di scissione, anche se dai vertici la risposta è netta: “Non esiste!”. Fatto sta che la partita Quirinale sta creando parecchie fibrillazioni all’interno del M5S. Con l’ex premier Giuseppe Conte che tira dritto sul no a Mario Draghi al Colle: “Il timoniere non abbandoni la nave in piena tempesta, deve restare a Palazzo Chigi”, il messaggio che consegna ai media e ai suoi. Compreso a chi, nel Movimento, invita con forza a non precludersi nessuna via, soprattutto sull’attuale presidente del Consiglio. In primis Luigi Di Maio, che teme un M5S isolato, che alla fine dei giochi resti col cerino in mano. Lunedì tra i due, come riportato dall’Adnkronos, c’è stato un confronto serrato e franco nella cabina di regia convocata in tarda serata, un ‘botta e risposta’ che ha monopolizzato parte della riunione. E in cui l’ex premier non ha mancato di rimarcare come sarebbe difficile per il M5S entrare in un nuovo governo, perché se Draghi salisse davvero al Colle allora verrebbe meno il motivo che ha giustificato, anche agli occhi degli elettori pentastellati, la nascita del governo di unità nazionale. Il messaggio sotto traccia, ma nemmeno troppo, è che il M5S potrebbe sfilarsi. Andare all’opposizione, o al massimo garantire l’appoggio esterno per responsabilità, cercando di recuperare quella parte di elettorato deluso dal Movimento governista. E riportando in squadra Alessandro Di Battista, che dall’esterno continua a tuonare contro Draghi, e con il quale Conte non ha mai interrotto i rapporti. Su tutt’altra linea Di Maio, che lunedì nel corso della cabina di regia ha sottolineato con convinzione come mettere veti su Draghi sarebbe un errore, perché il rischio è che il Movimento ne esca isolato, con le ossa rotte. Se Draghi resta a Palazzo Chigi, avrebbe ricordato inoltre Di Maio, io resto al mio posto, al ministero degli Esteri. Nessuna frizione, viene assicurato, ma un confronto politico serrato. Dove però è difficile trovare un punto di incontro, perché ognuno, raccontano diversi presenti, sarebbe convinto delle proprie ragioni. Conte fermo sulla volontà di non cedere: “Draghi al Quirinale non lo vuole, raramente l’ho visto così convinto…”, spiega un presente. E nel frattempo l’ex premier è a cerca di una soluzione: il confronto nel fronte progressista va avanti per trovare un nome che metta d’accordo tutti. E che, per il leader pentastellato, deve essere diverso da quello di Draghi, condizione sine qua non per continuare a ragionare insieme. In Transatlantico si rincorrono voci di un M5S pronto a convergere con il centrodestra sul nome della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, perché la carta coperta del centrodestra sarebbe questa.  Per tutto il pomeriggio alla Camera circolano i rumors di un forte scouting di Matteo Salvini per scovare voti dei singoli parlamentari M5S nella partita del Quirinale. Diversi eletti 5 Stelle raccontano all’Adnkronos di essere stati ‘sondati’ da esponenti della Lega, i quali in queste ore avrebbero intensificato i contatti con i peones del Movimento. Del resto lo stesso Salvini, ieri, avrebbe esortato i suoi a darsi da fare nelle pubbliche relazioni con gli esponenti degli altri partiti, a tutto campo. “Vorrebbero spaccarci internamente e isolarci dal Pd, sarebbe una follia”, dice un pentastellato. Il fronte progressista, intanto, nella riunione tra i leader rinuncia alla terna di nomi da presentare per evitare il ‘muro contro muro’ col centrodestra. Ma ragiona su nomi di peso, quello dell’ex ministra Paola Severino potrebbe essere quello giusto. Cresce però anche il nome di Sergio Mattarella nelle file pentastellate. Alla fine del secondo scrutinio il Capo dello Stato uscente ha ottenuto 39 preferenze (lunedì erano 16). “Molti di quei voti sono nostri”, ragiona con l’Adnkronos, a taccuini chiusi, un senatore del M5S, arrivando addirittura a quantificare in una trentina i voti grillini per Mattarella: “E domani” (oggi, ndr), aggiunge la stessa fonte, “saranno certamente di più”. 
CENTRODESTRA – Dai “sei o sette nomi” per il Colle di cui aveva parlato nelle scorse ore Matteo Salvini (sempre più calato nel ruolo di kingmaker del centrodestra) ne sono rimasti tre. Tra la fine del vertice dei leader delle 15 e la successiva conferenza stampa unitaria, si passa alla terna Moratti-Nordio-Pera, ulteriormente asciugata di altri due nomi che erano finiti sotto i riflettori dopo pranzo: quelli della presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati e del numero due di Fi, Antonio Tajani, ormai dati nel conto. Ma qualcosa cambia all’ultimo momento. E quando Salvini si affaccia nell’Auletta dei gruppi parlamentari di Montecitorio e annuncia la rosa, non ci sono né la Casellati, né Tajani. “No a cariche istituzionali in campo, vanno preservate, e no a capi di partito”, dice ai microfoni il numero uno di via Bellerio per giustificare l’esclusione dei due big.  Parole che sembrano quasi una excusatio non petita. Il leader della Lega ci tiene a ringraziare pubblicamente Tajani per la sua “generosità, visti i tanti titoli che poteva vantare” per ambire al Colle. Anche Giorgia Meloni rende onore all’ex presidente del Parlamento Ue: ”Tajani ha un curriculum fantasmagorico ma abbiamo scelto di non inserirlo nella rosa dei nomi perché è il coordinatore di un partito, non volevamo che si dicesse che le nostre proposte fossero fatte per non avvicinare…”. In extremis, dunque, Casellati e Tajani sembrano così finire nell’ombra, ma – assicurano fonti dell’alleanza bene informate – si tratta di un passaggio che non vuol dire che quei nomi siano bruciati. Semplicemente, si è deciso di salvaguardarli. Per poi, magari, utilizzarli più avanti per un’eventuale extra-time. Ma anche no. Si ributta così la palla nel campo del centrosinistra in attesa delle loro prossime mosse, poi si vedrà.  Oggi, intanto, prima del terzo voto alla Camera per il Colle, il centrodestra dovrebbe tornare a riunirsi per valutare la strategia da tenere in Aula. Nel summit i leader dovranno decidere se votare già nel terzo scrutinio un nome della loro terna, si parla di Carlo Nordio, per verificare innanzitutto la tenuta della coalizione. Una volta indicato l’ex magistrato si valuterà dalla quarta votazione in poi, quando il quorum si abbassa, se convergere sulla Casellati.  Dopo il no arrivato da Pd-M5S-Leu alla rosa proposta dal centrodestra, fonti della Lega riferiscono: “A differenza di chi cambia idea dopo poche ore, la Lega continua a lavorare con contatti a tutto campo. Restiamo convinti dell’assoluto spessore delle candidature presentate per il Quirinale, ed è evidente la differenza tra noi e chi dice No a ripetizione e mette veti”.   

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