Data ultima modifica: 23 Ottobre 2020

“C’erano in passato respiratori automatici per i bambini colpiti dalla poliomielite che andavano incontro a paralisi devastanti della muscolatura respiratoria, i famosi ‘polmoni d’acciaio’ ce li ricordiamo e ci sono fotografie che rappresentano parte della storia della polio. Sono cose che non vogliamo rivedere ma purtroppo invece abbiamo rivisto con gli intubati in terapia intensiva per Sars-Cov-2. Per fortuna la dimensione è più gestibile e meno definitiva di quanto sia stata la polio. L’approccio però deve essere lo stesso la società deve mobilitarsi”. Lo ha sottolineato Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), nella una lectio magistralis in occasione della Giornata internazionale Rotary contro la polio, in diretta web dal palazzo dell’informazione dell’Adnkronos.  “L’eradicazione della polio c’è perché abbiamo una serie di vaccini che vengono somministrati in maniera capillare in tutto il mondo – ha proseguito Guerra – Il vaccino per il Sars-CoV-2 arriverà, abbiamo molti candidati promettenti. Ci sarà un problema analogo a quello già vissuto con la polio, quindi occorrerà produzione massiccia una logistica di distribuzione fondamentale che deve raggiungere anche gli ultimi del mondo e la possibilità di sostenere il Ssn e metterlo in grado di agire per il bene collettivo”.  “L’impegno del Rotary nella lotta alla polio dura da decenni e si sta concretizzando nell’ultimo passo. L’Africa è stata dichiarata polio-free recentemente e credo che sia uno dei più grossi risultati – ha ricordato il direttore – Pensiamo solo alla guerriglie che ancora insanguinano quel continente. E’ stata una impresa di sanità pubblica possibile solo con il contributo del Rotary, della Bill & Melinda Gates Foundation, di tutti quelli che aiutano la filantropia mondiale. Rotary poi ci ha messo anche le risorse umane dimostrando un attaccamento alla strategia vaccinale. In India che era l’altro sub-continente colpito, Il Rotary ha dato contributo importante anche con persone che si sono trasferite lì e hanno vaccinato a tappeto”.  Dai successi ottenuti nell’eradicazione della poliomielite possono arrivare “gli strumenti di diagnosi, lotta e gestione contro la Sars-Cov-2”, ha sottolineato. “Ad esempio – ha aggiunto Guerra – la sorveglianza ambientale che ci permette di indagare sulle acque reflue e su tutto quello che è rifiuto urbano per identificare tracce del virus prima che abbia una evidenza clinica, ovvero prima che ci siano patologie gravi nella comunità. Poi – prosegue il direttore – la capacità di genotipizzare il virus, quindi di identificare il genoma e le mutazioni che intervengono. Una tecnologia che ci permette oggi, come accaduto con la polio, di mappare continuamente anche il coronavirus”.  “Sia il coronavirus che il virus della polio sono ubiquitari – ha osservato Guerra – prima che intervenisse la vaccinazione, con l’intervento massiccio di varie associazione filantropiche tra cui il Rotary, il virus della polio aveva la stessa distribuzione globale che stiamo vedendo con Sars-Cov-2. La storia ci insegna che utilizzare certe tecniche e procedere trasferendo i risultati della ricerca in attività clinica di sanità pubblica può contenere i contagi”.  “La stima che avevamo fatto qualche anno fa per la preparazione globale a questo tipo di epidemia era di circa 4 miliardi di dollari l’anno. Ora il costo per la ricerca e la sintesi dei vaccini e dei farmaci anti-Covid è stimata in 31 miliardi di dollari, 7 volte e mezzo quello che sarebbe stata la spesa se ci fossimo preparati prima”, ha ricordato. “Avevamo fatto anche una valutazione dei vari livelli di preparazione dei singoli paesi, circa 40 che si erano offerti per autovalutarsi: su uno score massimo di 100, nessuna di queste nazioni aveva superato lo score di 40 – rimarca Guerra – Quindi si può immaginare quanto fosse presente il senso del pericolo rispetto alla possibilità di essere scoperti di fronte ad una epidemia che poi si è verificata”.     

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