Data ultima modifica: 22 Dicembre 2020

“Dobbiamo approfittare di queste vacanze per lavorare in questi giorni, per cercare di fare tutte le interlocuzioni e arrivare in Cdm prima della fine dell’anno, tra il 26 e il 31 dicembre. Andare oltre sarebbe un pessimo segnale a noi stessi, al Paese e ai cittadini che stanno soffrendo”. Lo ha detto il premier Giuseppe Conte durante l’incontro con la delegazione Pd sul Recovery. “Sui temi adesso c’è una proposta sul tavolo, è chiaro che adesso è tutto da discutere ma dobbiamo farlo in modo serrato e continuo nelle prossime ore e nei prossimi giorni perché il Paese attende. Sarebbe imperdonabile arrivare tardi o sottrarre tempo al Parlamento, non ce lo possiamo permettere quindi dobbiamo affrettarci”.  Recovery, Pd: “Ora decisi verso ok bozza Cdm” LA TASK FORCE – Sul team “occorrerà una riflessione ampia e condivisa. E’ chiaro che avremo bisogno di qualche strumento, che ci assicurerà innanzitutto un monitoraggio. Ce lo chiede l’Unione europea, che vuole un monitoraggio puntale, concentrato, centralizzato. Poi su questo però potremo tornare a ragionarci tutti insieme per trovare le migliori soluzioni nell’interesse collettivo”. “Non è pensabile, e non ci abbiamo mai pensato, che ci sia una struttura centralizzata che possa essere invasiva o possa intralciare le prerogative, i poteri, le facoltà ma anche responsabilità che competono alle amministrazioni centrali, territoriali, periferiche. Mi dispiace che il dibattito pubblico abbia creato tale polverone. I ministeri, le regioni, i sindaci sono e rimarranno soggetti attuatori”. Rosato: “Riunioni con Conte positive, qualcosa è cambiato” I SETTORI – “Ci sono più progetti che si dispiegano per settori e attività. Questo vale anche per altri aspetti, ad esempio, il turismo: se analizziamo il Recovery plan, può apparire negletto, ma dobbiamo aggiungere una serie di interventi che si sta facendo anche con i ristori. Questo ci spinge a fare anche un’altra considerazione”. “Il piano di ricostruzione italiano – ha assicurato Conte – è molto più articolato. Non è solo il Recovery fund, dobbiamo metterci, avrebbe spiegato il presidente del Consiglio, anche i fondi di coesione, fondi strutturali oltre che la legge di bilancio”. “Parte ingente delle risorse, circa il 60 per cento, è destinato alla transizione verde e a quella digitale attraverso in particolare un ambizioso progetto di digitalizzazione pubblica, del sistema produttivo – conclude il premier -. Il 40 per cento è dedicato alla scuola, alla ricerca, alla parità di genere, equità sociale, territoriale e alla salute”.    

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