Data ultima modifica: 8 Marzo 2021

 Il Piano nazionale di ripresa e resilienza dovrà essere “presentato entro il 30 aprile”. “Poi la commissione Ue valuterà i piani di ciascun paese e avrà a disposizione 8 settimane”. Una volta “acquisita l’approvazione del Consiglio europeo ci saranno altre 4 settimane per la definizione finale”. Questo calendario “implica che le risorse europee saranno disponibili alla fine dell’estate”. Lo afferma il ministro dell’Economia, Daniele Franco, nel corso dell’audizione delle commissioni Bilancio, Finanze e Politiche Ue di Senato e Camera, impegnate nell’esame del Piano nazionale di ripresa e resilienza, spiegando che per la “finalizzazione del piano” di ripresa e resilienza “occorrerà tenere conto dei dati più aggiornati, che tengono conto del fatto che il regolamento Ue prende a riferimento, per la determinazione dei prestiti, il reddito nazionale lordo 2019” che “porterà l’entità della stima delle risorse per l’Italia a 191,5 miliardi di euro, quindi leggermente inferiore al piano individuato a gennaio (pari a 196 mld)”. I contenuti del piano nazionale di ripresa e resilienza devono essere ”ambiziosi ma anche credibili e dettagliati”, aggiunge il ministro. I progetti che saranno presentati attraverso il recovery plan “possono contribuire ad accrescere il nostro potenziale di sviluppo e devono farlo muovendo lungo le direttrici strategiche indicate dalla Commissione, che sono la digitalizzazione, la transizione ecologica e l’inclusione sociale”, afferma, sottolineando che ci sono “2 riforme particolarmente importanti”: della pubblica amministrazione e della giustizia. Mentre una “terza area molto importante di riforma riguarda la semplificazione normativa trasversale”. “Vorrei ricordare, nel delineare i diversi progetti, che occorre tenere a mente” i tempi “molto serrati richiesti dalla scadenza del pnnr. Bisogna essere molto pragmatici'” sottolinea il ministro. ”Serve un cambio di passo nel modo di impiegare risorse” del recovery plan, sostiene Franco, rivelando che “stiamo considerando la costituzione di una struttura centrale di coordinamento del pnrr presso il Mef, a presidio e supervisione dell’efficace attuazione del piano”. Questa struttura, spiega, ”si occuperà del supporto, della gestione, del monitoraggio degli interventi, della gestione dei flussi finanziari con l’Unione europea, della rendicontazione degli avanzamenti del pnrr alla Commissione europea, del controllo della regolarità della spesa, della valutazione dei risultati e degli impatti'”. Questo meccanismo centrale, inoltre, “sarà affiancato da un’attività di audit indipendente, responsabile delle verifiche sistemiche, a tutela degli interessi finanziari dell’Ue e della sana gestione del progetto”. Franco ribadisce infine che il piano di ripresa e resilienza “ci offre l’opportunità di dare una risposta concreta a vari problemi” del paese, a partire dalle “disparità” tra nord e sud, giovani e donne. In particolare il ministro ricorda che “negli ultimi 40 anni il processo convergenza (tra il mezzogiorno e il settentrione ndr) si è arrestato”. Mentre “il tasso di disoccupazione degli under 30 è tre volte maggiore rispetto ai lavoratori più anziani”. Invece il “tasso di occupazione femminile è del 18% inferiore rispetto agli uomini e dell’8% rispetto alla media Ue”.
 

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