Data ultima modifica: 8 Luglio 2021

Il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità la riforma Cartabia sul processo penale. Lo si apprende da fonti di governo. La seduta è stata caratterizzata da malumori e si è rivelata più complessa del previsto, con un duro scontro sulla mediazione ottenuta dal M5S, ovvero tempi più lunghi dei processi per i reati contro la P.A., a partire da corruzione e concussione. Una modifica del testo in corso -dopo il lungo lavoro portato avanti dalla ministra Marta Cartabia- che in Consiglio dei ministri avrebbe fatto esplodere il malcontento di Forza Italia, in particolare del ministro Renato Brunetta, e di Italia Viva. Dura la reazione anche del M5S, “non arretriamo di un centimetro”, la replica a chi li accusava di aver cambiato la partita in corso. Alla fine la mediazione di Mario Draghi risulta salvifica e mette d’accordo tutti: “mi appello al vostro senso di responsabilità -le parole del presidente del Consiglio riportate all’Adnkronos – sono riforme legate al Pnrr, fondamentali per il Paese, e voglio una maggioranza compatta e responsabile”. Tre anni per chiudere un processo in appello e 18 mesi in Cassazione, pena l’azzeramento del processo. Sarebbe questo, a quanto apprende l’Adnkronos, il contenuto della mediazione raggiunta con i grillini. LA RIUNIONE – I big pentastellati – esponenti di governo e capigruppo – oggi si sono riuniti per fare il punto sulla riforma.  Sarebbe emersa, durante l’incontro, una diversa sensibilità tra Senato e Camera: da una parte i ‘contiani’, con il capogruppo a Palazzo Madama Ettore Licheri, intenzionati a chiedere ai ministri pentastellati di astenersi in Cdm; dall’altra il presidente dei deputati Davide Crippa, il quale – raccontano – si sarebbe mostrato più aperto a un compromesso e a capire quali potrebbero essere gli aspetti migliorativi da portare a casa.
 

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