Data ultima modifica: 23 Luglio 2021

(dall’inviata Silvia Mancinelli) – Tra scioperi, pandemia e rinvii oggi al Tribunale di Pescara i parenti delle 29 vittime della valanga di Rigopiano guardano con sconforto all’ennesima udienza di oggi. “Il timore – spiegano all’Adnkronos mentre già dispendono in aula le magliette con i volti dei loro figli e fratelli – è che anche oggi ci rimandino a casa senza averci nemmeno fatto respirare una boccata di giustizia”. Il processo per la strage di Rigopiano, recentemente ricongiunto nei suoi due filoni, quello principale e quello sui depistaggi, è in fase preliminare. A quattro anni e mezzo dai fatti.  Questa, tuttavia, rischia di essere l’ennesima udienza senza decisioni: nuove produzioni documentali da parte della difesa rischiano di rimandare ancora una volta la pronuncia da parte del gup Gianluca Sarandrea sui riti alternativi per gli imputati, attesa per oggi. Concitati gli interventi delle parti, civili e della difesa, che al giudice hanno chiesto da una parte l’accelerazione di un processo “che rischia di essere snaturato da consulenze e nuove perizie” e dall’altra il diritto dell’imputato a conoscere il compendio probatorio.  
L’AVVOCATO DELLA DIRIGENTE DE CESARIS – “Il tema è l’acquisibilità o meno di alcune consulenze tecniche che abbiamo depositato la scorsa udienza. Le parti civili si sono opposte, mentre noi riteniamo siano assolutamente producibili e ammissibili. Il principio dell’udienza preliminare è che le consulenze siano acquisite e ammissibili almeno fino alla discussione: il pubblico ministero oggi ha introdotto una nuova consulenza tecnica, ovvero osservazioni sulla nostre depositate. Avendo noi intenzione di richiedere un giudizio abbreviato, chiediamo di avere il diritto di conoscere per intero il contenuto del fascicolo dell’udienza preliminare”. L’avvocato Massimo Galasso, difensore della coordinatrice della Sala operativa, la dirigente Ida De Cesaris (sua la famosa telefonata ‘Stanno al caldo, aspettano’ riferita alle persone intrappolate nell’hotel Rigopiano dopo la valanga, ndr) e l’allora prefetto di Pescara, Francesco Provolo – commenta così all’Adnkronos le rimostranze rappresentate dagli avvocati delle parti civili e dei parenti delle vittime.  A quattro anni e mezzo di distanza dalla slavina che inghiottì l’albergo portandosi via con sé 29 persone, la giustizia è ancora in fase preliminare e lo sconforto dei parenti ormai evidente. “Le polemiche non hanno ragione di esistere, sono da social, non possono entrare in un’aula di giustizia. Chi sceglie il ritmo delle udienze è il giudice. Questo tribunale credo abbia fatto tanto, e farà tanto, perché questo processo si concluda in tempi ragionevoli, come gli stessi imputati vogliono”. 
L’AVVOCATO DELLE FAMIGLIE – “In un processo come questo è evidente che i difensori degli imputati debbano esercitare il loro diritto di difesa fino in fondo. Il problema è che un processo come questo non può avere un andamento e una organizzazione come ha questo processo. Lo dico da mesi, anni. Mai come questa fase, se giochiamo a ping-pong, che ogni volta che arriviamo a un documento si deve poi dare il tempo per leggerlo, questo è un processo che per sua natura procede a rinvii di giorno in giorno”, dice all’Adnkronos l’avvocato Romolo Reboa, legale di alcune delle famiglie delle vittime di Rigopiano, commentando la nuova produzione di documenti da parte della difesa degli imputati e, con quella, il rischio di un ennesimo rinvio.
 

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