Data ultima modifica: 24 Agosto 2020

“L’azienda era sanissima, non c’erano debiti. Il problema è stata l’incertezza per il futuro e la mancanza di prospettive. Ora chiedo solamente rispetto per mio fratello e per la nostra famiglia. Non voglio speculazioni mediatiche né politiche. Vogliamo solamente rispetto”. Lo ha detto in un’intervista all’emittente ‘Italia 7’ il fratello del ristoratore di Firenze che si è tolto la vita oggi. Un intervento che ricostruisce i contorni di un fatto che ha sconvolto la città. “Tutto quello che è stato scritto sui giornali e sulla stampa è sbagliato – ha continuato -. Le difficoltà economiche per fortuna non c’erano perché l’azienda è sanissima, di famiglia. Non sono mai stati fatti debiti, prestiti, fino al momento del lockdown: l’azienda era completamente sana, poi un mese e mezzo prima della chiusura è stato acquistato il fondo da parte di mio fratello con il leasing d’azienda, a nome suo”.  “Se questo ha fatto scattare qualcosa in lui? Non è stato il debito – ha risposto il fratello della vittima – ma l’incertezza verso il futuro: una possibile nuova chiusura, un altro lockdown: non c’era questa prospettiva sicura e questo ha reso una persona fragile. Se in 40 anni sei un’azienda abituata a pagare tutti, a non avere debiti, poi ti chiudono per il lockdown dopo un investimento del genere, un passo enorme, e ti dicono ‘bene, ora prendetevi un prestito e cavatela da soli’. Questa roba ha reso fragile una persona che non era abituata a fare debiti”. “Se il ristorante andrà avanti? Non lo so, ora abbiamo altre cose a cui pensare. La vicinanza dalle istituzioni? Il sindaco Nardella mi ha incontrato e si è messo a disposizione. Abbiamo riaperto perché volevamo noi, per far vedere che ci eravamo. Ma eravamo noi e basta”, ha concluso. 

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