Data ultima modifica: 14 Maggio 2021

Una commissione per cambiare l’architettura dei poteri per Roma studiando e predisponendo i possibili modelli giuridici per trasformarla in una nuova Regione o rafforzarne i poteri nell’ambito dell’articolo 114 della Costituzione, per individuare le soluzioni normative e tecniche per renderla una Capitale al pari di quelle degli altri paesi europei. E’ il complesso obiettivo in capo alla commissione ministeriale, istituita dalla ministra per gli Affari regionali, Mariastella Gelmini, di cui ha parlato con l’Adnkronos il neo-presidente incaricato, Francesco Saverio Marini, costituzionalista e professore ordinario di ‘Istituzioni di Diritto pubblico’ all’Università di Roma, Tor Vergata che ha affermato:

“Spero che Roma diventi Regione a fine legislatura. E’ un obiettivo ambizioso, ma l’Esecutivo in carica è di larghe intese. La prossima settimana ci riuniremo per la prima volta”.

 “Sulla materia è già stato svolto un pregevole lavoro istruttorio da parte della prima commissione Affari costituzionali della Camera e la Commissione ministeriale si propone di favorirne il buon esito, anche attraverso un dialogo costruttivo con gli enti territoriali interessati. Ipotizzare tuttavia una conclusione dei lavori ed un intervento costituzionale prima di ottobre, in vista delle amministrative – rimarca Marini – è ovviamente impossibile. L’arco temporale verosimile di svolgimento delle attività parlamentari, come di quelle della Commissione, è legato ai tempi della legislatura nazionale. Nel frattempo si potrebbe comunque provare ad intervenire in modo più circoscritto modificando la legislazione ordinaria”. “Ci riuniremo per la prima volta la prossima settimana – preannuncia – e svolgeremo nel più breve tempo possibile la fase istruttoria e poi elaboreremo un progetto che tenga conto dello stato dell’arte. Proveremo a fare sintesi di quanto è stato fatto e delle volontà delle forze politiche sul futuro della Capitale. C’è un linguaggio ed un volere comune che è il rafforzamento dei poteri, dunque una convergenza c’è già. Il compito della Commissione – ricorda – è istruttorio, cioè senza poteri decisori. Dunque il buon esito degli obiettivi da raggiungere dipenderà prevalentemente dal Governo e dal Parlamento e dai soggetti politici, sia sul fronte della nuova governance di Roma che su quello dell’attuazione dei progetti. Ma l’Esecutivo in carica rispetto a un progetto così ambizioso può dare un contributo e parte avvantaggiato, perché è un Governo di larghe intese”. Ad oggi sono pendenti diversi disegni di legge che prevedono una modifica della governance, dell’assetto istituzionale di Roma Capitale con un rafforzamento dei poteri: si tratta, oltre ad alcuna proposte di legge ordinarie, di due proposte di revisione costituzionale, una presentata da FI (primo firmatario Barelli) e una del PD (primo firmatario Morassut), che vorrebbero attribuire a Roma Capitale i poteri di una regione. “La prima funzione della Commissione è appunto quella di favorire lo svolgimento dei lavori parlamentari anche attraverso la collaborazione degli enti territoriali interessati, perché per trasformare Roma in regione – spiega il costituzionalista – è necessario seguire il procedimento di revisione costituzionale previsto dall’articolo 132, che è un processo più complesso di quanto stabilito nel normale procedimento di revisione costituzionale dall’articolo 138, che prevede un coinvolgimento degli enti territoriali e lo svolgimento di un referendum con le popolazioni interessate”.  Si tratta di un progetto ambizioso e difficile, ma quantomai opportuno per dotare Roma di quei poteri e di quelle risorse di cui godono le altre Capitali europee e più in generale le Capitali degli Stati decentrati”. “È il caso, pur con qualche differenziazione, di Berlino, di Vienna, di Madrid, di Bruxelles o di Washington – indica il professore di Tor Vergata – Solo così Roma potrebbe avere una propria e specifica legislazione, godrebbe di garanzie costituzionali, potrebbe meglio riarticolare le funzioni amministrative all’interno del proprio territorio e godrebbe verosimilmente di una maggiore forza contrattuale nella ripartizione delle risorse finanziarie”.  Il secondo ambito d’intervento, è invece legato al Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza varato dal governo Draghi per il rilancio del Paese, con anche uno sguardo alla Capitale: “Si è detto che nel Piano non ci sia stata un’ampia valorizzazione di Roma. In realtà – conclude il Costituzionalista – molti di quei progetti potrebbero avere ricadute positive per la Capitale. Obiettivo della commissione è perciò intervenire, laddove possibile, nella fase attuativa dei progetti, quando sarà necessario e richiesto lo sforzo amministrativo per intercettare i fondi”.  (di Roberta Lanzara) 

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