Data ultima modifica: 8 Settembre 2020

“Prima si restituisca alla Rai tutto quello che le è stato sottratto, da un pezzo del canone all’extragettito, passando per gli 80 milioni (40+40) stanziati in finanziaria e ancora non arrivati al Servizio Pubblico, poi, solo poi, si potrà avere la chiarezza per capire come andare incontro alle legittime richieste degli operatori in difficoltà dopo il Covid sul fronte dei ricavi pubblicitari e non solo” (vedi Mediaset e Sky). Parla chiaro con l’Adnkronos il consigliere della Rai Giampaolo Rossi intervenendo nel dibattito su una possibile riforma della Rai che passi anche per una contrazione dei tetti pubblicitari, in favore (di fatto) degli operatori commerciali. “Io credo sia arrivato il momento in cui governo e la politica si interroghino seriamente su quale idea di servizio pubblico vogliono per il Paese. E questo lo dico perché – fa notare Rossi – abbiamo assistito in questi mesi a dichiarazioni di esponenti del governo, estremamente contraddittorie fra di loro e che non aiutano a capire cosa si vuole dalla Rai e quale idea abbia questo governo di un servizio pubblico moderno, come quello degli altri paesi europei. In questi anni abbiamo cioè assistito a un processo di scardinamento del ruolo del servizio pubblico attraverso dei passaggi chiari”.  Quali? “Primo – entra più nel dettaglio il consigliere – la riduzione del canone che ha portato la Rai ad essere fanalino di coda tra i servizi pubblici europei. Oggi la Rai ha il canone più basso in Europa, superiore solo a quello di Slovacchia e Repubblica Ceca, mentre tutti i servizi pubblici paragonabili a quello italiano incassano un canone ben più alto: la Francia 140 euro, il Regno Unito 185 euro, la Germania 210 e nei paesi scandinavi si arriva addirittura a superare i 300 euro. E ciononostante in tutte le valutazioni in ambito Ebu (European Broadcasting Union) la Rai è valutata tra i migliori e più efficienti servizi pubblici europei”.  “Un canone più basso, quindi, quello della Rai, che per giunta non va neanche per intero nelle casse del Servizio Pubblico, perché – evidenzia Rossi – dei 90 euro che i cittadini pagano solo 74 vengono messi a disposizione della Rai. Dalla riforma Renzi in poi al Servizio Pubblico viene sottratto persino il cosiddetto extragettito che è la parte di canone che spetterebbe alla Rai ma che, in realtà, il governo trattiene, si tratta di circa 100 milioni l’anno”. Ma il sottosegretario al Turismo Lorenza Bonaccorsi dice che la Rai, invece di avere una visione strategica, chiede solo risorse per tenere in ordine i bilanci…. “Ho letto l’intervento della sottosegretaria con delega al Turismo – risponde Rossi – e credo abbia scarsa conoscenza delle complesse dinamiche industriali che questo settore sta attraversando. Con il dovuto rispetto faccio notare che la Rai non sta lì a chiedere risorse ma, come ho spiegato, chiede solo che le venga restituito quanto arbitrariamente sottrattole. Ed è abbastanza semplice capire che le risorse sono necessarie per implementare strategie industriali. Gli stessi produttori, come ieri ha evidenziato il presidente dei Produttori Audiovisivi, Giancarlo Leone, chiedono che alla Rai venga riconosciuto l’intero canone perché sono consapevoli che è la Rai che tiene in piedi quasi tutto il sistema audiovisivo italiano, cinema, fiction, documentari”. “Quanto alla visione strategica – aggiunge Rossi – ricordo che questa consiliatura abbia prodotto un piano industriale di straordinaria visione innovativa che ovviamente la crisi economica post Covid ha portato a rimodulare. Un piano che si sarebbe potuto implementare già un anno fa – si toglie un sassolino dalla scarpa il consigliere – se non fosse rimasto bloccato per mesi nei meandri del Mise, dopo essere stato approvato sia dal Cda che dalla commissione parlamentare di Vigilanza. Sarei felice di darne una copia alla sottosegretaria”.   TLC – “Certo che la Rai potrebbe essere soggetto attivo all’interno della Rete Unica e almeno per tre ragioni che rientrano in quel processo di interoperabilità delle piattaforme che è tipico dell’attuale convergenza tecnologica”. Il consigliere Rai Gianpaolo Rossi, risponde così alla domanda dell’Adnkronos sulla possibile partecipazione dell’azienda di servizio pubblico al tavolo sulla rete unica. “Innanzitutto – scandisce – la Rai gestisce infrastrutture tecnologiche e di trasmissione attraverso la sua controllata Rai Way che non è solo l’azienda dei ripetitori radioTv, ma anche presidio diffuso del territorio a beneficio di altre tecnologie di trasmissione che vanno dal Gsm al Wi-Max”. “Inoltre per Rai significa poter accelerare il processo di trasformazione dei contenuti che nei prossimi anni saranno sempre più pensati per la distribuzione Ip – osserva Rossi – Non a caso abbiamo trasformato RaiPlay in un vero e proprio Over the Top. Terzo motivo , e forse il più importante, la Rete Unica è un asset strategico degli interessi nazionali anche in funzione della difesa della Net Neutrality che dev’essere garantita come pluralismo di accesso. E il Servizio Pubblico svolge per Statuto ed obbligo il ruolo di garante del pluralismo. Quindi pensare la Rai all’interno della Rete Unica – evidenzia con forza il consigliere Rai -non dovrebbe scandalizzare nessuno anzi dovrebbe essere visto come una valore e una garanzia per l’intero sistema nazionale”. 

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