Data ultima modifica: 24 Marzo 2022

(Adnkronos) – Non è un militare, non proviene dalle fila dell’Fsb, e non è originario di Leningrado, il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu, oggi ricomparso, dopo 13 giorni di silenzio, anche se solo nel quadratino in alto a sinistra dello schermo del Consiglio di sicurezza aperto sulla scrivania di Vladimir Putin. Qualche fotogramma che non appare sufficiente per mettere a tacere le voci sulla sua uscita di scena, una assenza rilevante dato il suo ruolo di primo piano nel promuovere la guerra contro l’Ucraina.  La figura di Shoigu era cresciuta di peso in questi anni, sull’onda dei successi militari di Mosca in Crimea e in Siria. E perlomeno fino a poco dopo il 24 febbraio, poteva contare, malgrado il suo curriculum anomalo, di grande ascolto al Cremlino. Ministro della Difesa dal 2012, Shoigu, 66 anni, era stato in precedenza, sin dagli anni Novanta, ministro per le Situazioni di emergenza, una carica con cui si è costruito una fama di risolutore di problemi, decisionista e sempre presente, con una presenza ben pubblicizzata da un esercito di persone.  Originario di Tuva, la piccola repubblica della Federazione ai confini con la Mongolia, è laureato in ingegneria e non ha mai prestato servizio come militare. Ma oltre a indossare una divisa sin da quando era ministro delle Situazioni di emergenza, passato alla Difesa, ha imposto agli ufficiali dello stato maggiore di indossarne una e ha reintrodotto l’uniforme sovietica del 1945, nota come l”uniforme della vittoria’.  Ha promosso la rivoluzione hi tech della difesa, istituendo il comando per le operazioni cyber, riunendo aeronautica e forze dello spazio, nelle forze aerospaziali. I successi militari negli anni Dieci del Duemila hanno consolidato la strada a stanziamenti sempre più elevati. E le sanzioni hanno avvicinato gli oligarchi alla difesa, nello sforzo per la ricostruzione un nuovo complesso militar industriale. Ai miliardari che perdevano capitali con le misure occidentali, in questi anni sono stati offerti lucrosi contratti nel settore.  Shoigu, capolista insieme al ministro degli Ester Sergei Lavrov del partito Russia unita alle elezioni legislative dello scorso settembre, spesso a caccia insieme a Putin in remote località del Paese, ha saputo sfruttare lo spazio che si è aperto a causa dei numerosi flop dei servizi di intelligence, che si sono fatti smascherare nelle operazioni per l’avvelenamento di Sergei Skripal a Salisbury e contro Navalny in Siberia, insuccessi che hanno completamente cambiato gli equilibri di potere a Mosca. “Sin dall’inizio, questa campagna è stata definita come una proiezione di potenza militare vecchia maniera”. Assegnando ai militari un tale ruolo decisivo, “Putin ha consolidato un clamoroso cambiamento avvenuto nella gerarchia di sicurezza nell’ultimo anno: se all’inizio della sua leadership, l’esercito non era coinvolto nella definizione delle politiche ed era subordinato ai servizi, negli anni recenti, le Forze armate hanno assunto rinnovata importanza non solo nelle relazioni con i Paesi vicini ma anche nella definizione stessa delle politiche”, hanno scritto di recente su Foreign Affairs i due analisti russi, specializzati nei serzidi di intelligence, Andrei Soldatov e Irina Borodan denunciando la mancanza di addestramento militare appropriato di Shoigu.  Le ultime notizie del ministro, prima della breve comparsa di oggi, risalgono allo scorso 11 marzo, quando, secondo il ministero della Difesa, ha parlato al telefono con la controparte turca, Hulusi Akar, e poi si è recato all’ospedale militare centrale Mandryka di Mosca per conferire onorificenze ai soldati che “si sono distinti nell’operazione militare speciale”. Il 18 avrebbe poi preso parte, secondo il sito del Cremlino, a un incontro del Consiglio di sicurezza presieduto da Putin di cui non è stata diffusa alcuna immagine. Quella sera, Pervyi Kanal ha diffuso le immagini della consegna delle onorificenze ai soldati, sottolineando che l’evento era di quel giorno stesso ma le immagini sono identiche a quelle dell’11. Ai giornalisti di Angentstvo (ex Proekt) che ieri hanno chiesto al ministero della Difesa ragione di questa scomparsa, è stato risposto che il ministro non sta bene e che ha “problemi di cuore”.       

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