Data ultima modifica: 6 Novembre 2020

“In questi mesi difficili, più volte ho relazionato e interloquito con il Parlamento sia in Aula che nelle commissioni competenti. L’ho sempre fatto con la serietà e il rispetto che si deve ad una assemblea elettiva che rappresenta il cuore della nostra democrazia in uno dei momenti più difficili della nostra storia recente. I numeri che rappresentano persone in carne ed ossa continuano ogni giorno drammaticamente a crescere: nel mondo siamo arrivati ad un contagiato ogni 164 persone; sono 47 milioni i casi confermati dall’inizio della pandemia; e 1,2 mln i deceduti. Sono cifre che parlano da sole e danno il senso della gravità della situazione”. Lo ha sottolineato il ministro della Salute, Roberto Speranza, nell’informativa alla Camera sui dati e sui criteri seguiti per la collocazione delle Regioni italiane nelle aree rossa, arancione e gialla, previste dal Dpcm. “Prima di entrare nel merito tecnico dell’ordinanza firmata mercoledì sera mi preme sottolineare che questo provvedimento è in piena continuità con i principi ispiratori di quelli già adottati e dell’azione che il governo ha tenuto fino ad oggi – ha proseguito il ministro – Dalle prime misure di febbraio fino al lockdown e poi fino a questa ordinanza c’è sempre stato un filo comune che tiene insieme ogni scelta che abbiamo compiuto fin dai primissimi giorni dell’epidemia”.  “Questo filo che unisce tutti i nostri provvedimenti è il primato della tutela della salute e l’idea di difendere le persone e la loro vita, un principio di massima precauzione per difendere il Ssn evitando che venga travolto lasciando i cittadini indifesi e dovendo nuovamente contare un numero di vittime inaccettabile tra le persone e, purtroppo, anche tra i nostri medici e infermieri che non finirò mai di ringraziare per il contributo che danno ogni giorno al nostro Paese”.   “MASSIMA PRECAUZIONE VIA OBBLIGATA” – “Voglio essere molto chiaro, non c’è una altra strada, la massima precauzione è una via obbligata per arginare la diffusione della pandemia” ha detto Speranza, sottolineando che il numero di casi Covid-19 registrati ieri è stato il più alto di sempre. “Abbiamo fatto bene ad accelerare con le misure” per appiattire la curva epidemiologica, ha affermato il ministro della Salute.  “In questi mesi ho ripetuto mille volte che sarebbe stato un grave errore abbassare la guardia, perdere la memoria delle giornate terribili che abbiamo passato. Ecco perché in quest’aula – ha ricordato – quando l’Italia aveva il numero più basso di casi in Europa, ho detto senza incertezza e mezze parole non facciamoci illusioni, è irragionevole pensare che la tempesta che colpisce l’Europa non arrivi in Italia. Ho sempre pensato e continuo a farlo che la salute viene prima di tutto e che non ci potrà essere reale ripartenza senza sconfiggere questo maledetto virus”.  “IERI DATI RECORD”- “Anche i dati di ieri nel nostro Paese ci confermano che abbiamo fatto bene ad imprimere un’accelerazione alle nostre scelte: 34.505 casi in 24 ore è il valore più alto di contagiati in Italia dall’inizio dell’epidemia, al quale si aggiungono oltre 400 persone che hanno purtroppo perso la vita” ha sottolineato. “Come è del tutto evidente il virus non ci dà tempo, non aspetta le conclusioni delle nostre discussioni. Se non lo contrastiamo adeguatamente dilaga. Questa è la verità. In sole 3 settimane ad ottobre siamo passati da circa 2.500 contagiati a 20mila, raddoppiando il dato ogni settimana per tre settimane di fila. Non possiamo stare fermi, avere incertezze. Dobbiamo muoverci con determinazione per evitare danni ancora più seri. Nessuno a nessun livello avendo responsabilità di governo può sottrarsi a questa incontrovertibile necessità”, ha ammonito il ministro.  Speranza ha sottolineato l’importanza di cambiare abitudini: “Tutti dobbiamo trarre una lezione tanto evidente quanto amara da queste ultime settimane. Se guardiamo a quello che sta accadendo in Europa appare ancora più chiaro che senza consistenti limitazioni dei movimenti, senza un cambio sostanziale delle nostre abitudini di vita, senza un rigoroso rispetto delle regole di sicurezza la convivenza con il virus fino al vaccino è destinata a un clamoroso fallimento. Questo è il punto che è di fronte a noi. In società fortemente sviluppate in cui le relazioni interpersonali sono fortissime, senza ridurre gli spostamenti e le occasioni di contagio la convivenza con il virus è difficilmente realizzabile, corre il rischio di trasformarsi in pericolosa illusione”.  “E’ sufficiente non tenere gli occhi chiusi per guardare quel che sta succedendo fuori dai nostri confini. La Francia e l’Inghilterra, due grandi super potenze mondiali, sono travolte e costrette al lockdown nazionale. La Germania è colpita. Anche Belgio, Austria, Portogallo e Grecia sono nuovamente in lockdown. In Europa la triste e dolorosa conta degli uomini e delle donne che non ce l’hanno fatta a sconfiggere il virus è giunta a 294.622”. In Europa, “i casi confermati sono 11.863.793, un contagiato ogni 37 persone, un dato impressionante. Sono i numeri che nella loro forza non hanno neanche bisogno di essere commentati o interpretati” ha affermato.  “SE NON FERMIAMO CURVA PERSONALE SANITARIO NON REGGERÀ” – “Se non fermiamo la curva” di Covid-19 “il nostro personale sanitario non ce la farà a reggere l’onda d’urto” ha ammonito Speranza, sottolineando come in Italia “paghiamo il prezzo di aver tenuto per troppi anni una norma che ha bloccato la spesa del personale sanitario a quella del 2004 meno l’1,4%. Per me quello del personale è il problema più serio col quale fare i conti. Un respiratore, una mascherina si possono comprare. Un medico, un anestesista, un infermiere non si comprano al mercato e non si possono improvvisare. Ci vogliono anni di formazione e investimento e dobbiamo avere il coraggio di dire questa verità”. Se continua ad alzarsi il numero di contagiati, ha avvertito, “inevitabilmente aumenta in proporzione la quota di anziani, di soggetti fragili, affetti da una o più patologie” contagiati, e “aumenteranno i ricoveri, i posti occupati in terapia intensiva ed è inevitabile anche che più persone perderanno la vita. In questi mesi abbiamo fatto dei passi in avanti: dalla produzione delle mascherine su cui oggi siamo autosufficienti all’aumento delle terapie intensive, all’assunzione di circa 37mila nuovi professionisti sanitari. Facevamo 27mila tamponi a marzo, ieri ne abbiamo fatti poco meno di 220mila e nelle prossime settimane saliremo ancora, grazie ai test antigenici e alla collaborazione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta che considero un pezzo essenziale del nostro Ssn”. “Non c’è dubbio – ha osservato – che paghiamo il prezzo per un sistema sanitario nazionale che merita di ricevere ancora molti più investimenti e di vedere chiusa definitivamente la stagione dei tagli. Il primo punto su cui investire deve essere il territorio che in molte aree del Paese è invece purtroppo punto di debolezza”.   CRITERI E PARAMETRI DELL’ORDINANZA – Nell’informativa alla Camera il ministro della Salute ha evidenziato che “l’ordinanza è figlia di un lavoro lungo e i parametri sono stati condivisi con le Regioni in 2 sedute ad aprile. Da 24 settimane svolgiamo un lavoro proficuo e comune con le Regioni, nessuna ha eccepito né ha mostrato dissenso sui parametri”. “Non può essere questo il terreno dello scontro politico, non possiamo avere incertezze, ma dobbiamo muoverci con determinazione. Nessuno avendo responsabilità di governo può sottrarsi a questa necessità. Il governo si è assunto fino in fondo la sua responsabilità”, e l’ordinanza del 4 novembre, con le 3 fasce di rischio per le Regioni, “per me non è un merito, ma un atto dovuto”, ha affermato Speranza.  Il ministro ha precisato inoltre che “il documento da cui derivano le scelte di fondo poste alla base del Dpcm è stato redatto da un gruppo di lavoro con Iss e la stessa Conferenza delle Regioni. I dati alla base delle rilevazioni vengono dalle Regioni e vengono caricati sul database dell’Iss. La fonte dei dati sono quindi le Regioni”. “In tutte le fasi del nostro lavoro c’è stato il pieno coinvolgimento delle istituzioni scientifiche così come delle Regioni. I criteri di monitoraggio su 21 parametri sono stati condivisi con le Regioni in due incontri, e da 24 settimane i parametri di riferimento vengono utilizzati senza che mai le Regioni abbiano portato obiezioni”, ha detto il ministro. “Lo spirito con cui ci muoviamo è l’esatto opposto di uno spirito punitivo nei confronti delle Regioni – ha poi messo in chiaro Speranza – La mia ordinanza è conseguenza automatica dei dati elaborati. Non ci sono trattative, ma semplicemente scambi di dati e informazioni. E’ finalmente possibile intervenire proporzionalmente alla reale condizione delle Regioni, senza stressare con misure uguali territori che si trovano in condizioni differenti. Si dà certezza al Paese con misure predefinite a seconda dell’indice di rischio e dello scenario Rt. Avendo una radiografia puntuale delle condizioni di ciascuna area, si offre un utile strumento di analisi alle Regioni per monitorare il loro lavoro”.  “Noi ci assumiamo la responsabilità di adottare provvedimenti per aiutare le Regioni ad appiattire la curva del contagio ed evitare l’esplodere di nuovi focolai – ha assicurato il ministro della Salute – Sappiamo bene che le misure comportano sacrifici, ma non abbiamo alternative se vogliamo superare questa fase. Questo è il nostro assillo. Sono colpite tutte le Regioni e quindi è molto più difficile la gestione di questa ondata”.  Quindi il richiamo a “lavorare insieme, lavorare insieme, lavorare insieme. Il nostro unico nemico è il virus, come ci ha ricordato giorni fa il presidente della Repubblica Mattarella, ci aspettano mesi non facili, ma abbiamo le energie, le risorse, la forza per piegare la curva. Dimostriamo ancora di essere un grande Paese”.  “Si possono avere opinioni differenti sulle scelte che abbiamo compiuto, ma per favore non capovolgiamo la realtà – ha chiesto Speranza – Io da ministro della Salute mi sono assunto senza esitazioni le mie responsabilità, in piena sintonia con il presidente del Consiglio e con tutti i ministri del governo”.    

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