Data ultima modifica: 14 Dicembre 2020

Nonostante l’altolà di Bruxelles, a quanto apprende l’Adnkronos il governo avrebbe intenzione di tirare dritto sulla cosiddetta norma ‘salva-Mediaset’, nata come emendamento dell’esecutivo al Dl covid e approvata nel novembre scorso in via definitiva dal Parlamento. Si tratta della misura, partorita dal Mise, che di fatto congela per sei mesi la scalata di Vivendi.  La norma, infatti, obbliga l’Agcom ad avviare un’istruttoria, della durata di sei mesi appunto, per accertare violazioni da parte di soggetti che possiedono partecipazioni importanti nel Sic, il sistema integrato delle comunicazioni introdotto in Italia con la legge Gasparri. Lo stop di Bruxelles, con una lettera inviata al Mise venerdì scorso, non fermerebbe il Governo, spiegano autorevoli fonti all’Adnkronos, che sarebbe deciso a mantenere la norma, ritenendo sostanzialmente infondate le osservazioni mosse dalla commissione europea. Dunque l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, come previsto dalla cosiddetta ‘salva Mediaset’, aprirà nella giornata di domani, senza rinvii, l’istruttoria sulla scalata dei francesi guidati da Vincent Bolloré. L’ALTOLA’ DI BRUXELLES – La Commissione europea ha chiesto alle autorità italiane di chiarire perché le norme anti-scalata contenute nel dl Covid non siano state notificate ai sensi della Direttiva Trasparenza e perché “la procedura, che prevede un periodo di status quo di tre mesi, non sia stata seguita”. E’ quanto scrive il responsabile della Direzione generale per le reti di comunicazione, i contenuti e la tecnologia della Commissione europea alla rappresentanza permanente dell’Italia presso l’Unione europea secondo il testo della lettera che l’Adnkronos ha potuto visionare. Il richiamo alla Direttiva nasce dal fatto che l’articolo 4-bis del decreto-legge Covid, nella misura in cui vieta o inibisce lo stabilimento in Italia di determinati prestatori di servizi della società d’informazione, avrebbe dovuto essere notificato in anticipo alla Commissione a norma, appunto, della Direttiva Trasparenza. Nella lettera, che ha per oggetto “Nuove norme in materia di pluralismo dei media e attuazione sentenza Corte di Giustizia nel caso Vivendi-AGCom” ed è firmata da Giuseppe Abbamonte, responsabile della Dg Comunicazione, ci si riferisce a quanto previsto dalla legge del 27 novembre scorso di conversione del decreto-legge Covid, entrata in vigore il 4 dicembre 2020. La legge di conversione inserisce nel decreto-legge un art. 4-bis che attribuisce nuovi poteri all’Autorità di Garanzia nelle comunicazioni (AGCom) in materia di pluralismo dei media: articolo che nella misura in cui vieta o inibisce (“inibire l’operazione o rimuoverne gli effetti”) lo stabilimento in Italia di determinati prestatori di servizi della società d’informazione, avrebbe dovuto essere notificato in anticipo alla Commissione a norma della Direttiva Trasparenza.  Si ricorda infine che “secondo giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia dell’Unione Europea, il mancato adempimento dell’obbligo di comunicazione con la relativa procedura da parte degli Stati Membri costituisce un vizio sostanziale della norma in questione che i singoli possono fare valere di fronte al giudice nazionale cui compete la disapplicazione di tal norma”.  

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