Data ultima modifica: 30 Luglio 2020

Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, celebra nella cattedrale di San Pietro una messa in suffragio delle 81vittime di Ustica e delle 85 della strage della stazione di Bologna per la quale sono trascorsi 40 anni. E, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella, denuncia l’”ingiustizia acuta e insopportabile per l’assenza di verità”. In un passaggio centrale dell’omelia, Zuppi osserva: “La memoria ci fa provare l’acuta e insopportabile ingiustizia della mancanza di verità, amara, perché memoria anche di delusioni, di ritardi, di opacità spesso senza volto e senza nome, di promesse non mantenute, di mandanti – che ci sono -protetti dall’ombra di quelle che sono vere e proprie complicità”.  Da qui il monito affinché “chi sa, parli”, perché, per dirla con il porporato, si potrà sfuggire alla giustizia terrena “ma non si scappa dal giudizio di Dio”.   “Fare memoria ci riporta, anche a distanza di anni, a sentire le urla, il silenzio, l’angoscia, la speranza e lo sgomento della brutalità della morte. Pensando al dolore – continua l’arcivescovo – proviamo fastidio per il chiacchiericcio insulso, per le perdite di tempo e scegliamo di mettere da parte quello che ci divide per cercare quello che unisce”.  “Le lacrime – dice Zuppi – chiedono di stare tutti dalla stessa parte, quella di chi piange. Riviviamo oggi lo strappo inaccettabile della morte, la durezza della scomparsa che non si smette di misurare anche a distanza di anni”.  L’arcivescovo di Bologna ricorda anche le vittime con i loro nomi: “Desidero ricordare i nomi, le persone, dei più piccoli e dei più anziani: Angela Fresu di tre anni e Luca Mauri di sei. Francesco Di Natale di un anno e Giuseppe Diodato, sempre di un anno. Antonio Montanari di 86 e Maria Idria Avati di 80. Paolo Licata di 73 e Marianna Siracusa di 61. I nostri ricordi sono più fisici per la strage della Stazione di Bologna, le cui immagini – come gli occhi spalancati e pieni di orrore della donna portata via sulla barella – sono impresse nella memoria dei sopravvissuti e di tutti. Tutta Bologna si sentì coinvolta e in fondo fu l’intera città a salire sull’autobus 37 per fare tutto il possibile (diremmo l’impossibile!) per aiutare, per soccorrere i feriti, per comporre con pietà i poveri corpi, per consolare e aiutare i parenti increduli e smarriti di fronte a tanta cattiveria, per piangere con loro”. “Il dolore – ricorda ancora l’arcivescovo di Bologna – può unire, liberare energie di solidarietà, di ricerca di giustizia e di fraternità. Infatti è di tanta consolazione essere insieme oggi, uniti ai tanti che sono spiritualmente con noi. La presenza così autorevole, per il ruolo e per la persona, del Signor Presidente della Repubblica dona a questo ricordo un significato tutto particolare, una solennità emozionante e profonda. Era atteso. Credo di esprimere a nome di tutti i parenti e di tutti noi un ringraziamento commosso a Lei, Signor Presidente, per questo gesto che completa le tante e importanti parole con cui in questi anni Lei ha sempre accompagnato la memoria di queste come di ogni strage. Grazie, Signor Presidente. E con lei ringrazio i rappresentanti tutti delle istituzioni, che sono come le pareti portanti di questa nostra casa comune, per la quale vale la pena sacrificare la vita, difendendola con l’onestà e il lavoro”.   

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