Data ultima modifica: 24 Agosto 2020

di Elvira Terranova Il corpo di Viviana Parisi già all’indomani della sua scomparsa, il 4 agosto, era sotto il traliccio nei boschi di Caronia (Messina). Ed era visibile all’occhio del drone. La svolta nell’inchiesta sulla morte della deejay di Venetico (Messina) arriva da un fotogramma ripreso da un drone dei Vigili del fuoco che sarebbe sfuggito a chi ha visionato quei fotogrammi. Soltanto il 20 agosto la Procura di Patti, che coordina l’inchiesta, ha visto quel corpo senza vita a pochi metri dal traliccio. La conferma arriva direttamente dal Procuratore capo, Angelo Vittorio Cavallo. Il magistrato ha ritenuto di “acquisire, di propria iniziativa, le immagini riprese dai droni dei Vigili del fuoco durante le ricerche coordinate dalla Prefettura di Messina”, ed ha affidato, “già dal 13 agosto scorso, ad un proprio consulente geologo forense, esperto dei luoghi, il compito di rivedere ed esaminare uno per uno i relativi fotogrammi, al fine di acquisire elementi utili alle indagini”, “evidentemente del tutto diversi da quelli riguardanti le mere ricerche delle persone scomparse”, come spiega Cavallo.  “Questo materiale, che non faceva parte degli atti del procedimento, è stato trasmesso al consulente dagli organi competenti in data 18 e 19 agosto 2020”, spiega Cavallo. Ed ecco la svolta: “Dall’esame dei fotogrammi iniziato in data 20 agosto, dopo una prima elaborazione ed ingrandimento, il consulente di questa Procura verificava che già alle ore 10,15 circa del mattino del 4 agosto 2020, era visibile ai piedi del traliccio il corpo di Viviana Parisi, verosimilmente nella identica posizione in cui qualche giorno dopo veniva ritrovato”, dice. Chi non ha controllato a dovere? Come è potuto sfuggire un elemento così importante ai fini dell’inchiesta? E’ quanto si chiede la Procura.  Il corpo di Viviana è stato poi ritrovato soltanto il sabato successivo, 8 agosto, nel primo pomeriggio. Non solo. E’ sempre il magistrato a spiegare che, per quanto riguarda il piccolo Gioele, poi ritrovato il 19 agosto da un volontario durante una battuta nelle campagne di Caronia, a circa 300 metri in linea d’aria dal traliccio in cui è stata ritrovata la madre, “è attualmente in corso l’elaborazione delle migliaia di ulteriori fotogrammi ripresi dai droni dei Vigili del fuoco nei giorni delle ricerche”. Che sono oltre sedicimila. Ma “al momento, ad un primo studio dei fotogrammi consultati, non si evidenzia la presenza del corpo del piccolo Gioele vicino a quello della madre”.  “In ogni caso, ulteriori elementi dovranno essere ricavati dal necessario successivo approfondimento, ricorrendo a tutti i possibili strumenti tecnici diretti all’analisi dei medesimi fotogrammi”, spiega il Procuratore capo di Patti, Angelo Vittorio Cavallo, che da tre settimane lavora senza sosta sul caso, compreso il giorno di Ferragosto. La Procura si è affidata al sistema satellitare europeo “Costellazione Copernicus”. Ma le immagini, “allo stato, non sono risultate utili” anche se “sono in corso ulteriori accertamenti ed approfondimenti tecnici”. E’ sempre il magistrato a sottolineare che “la Procura della Repubblica di Patti sta proseguendo le indagini al fine di acquisire elementi di prova e riscontri, con riferimento ad ogni possibile dinamica dei fatti”.  E specifica che “contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di stampa nei giorni scorsi, non è mai stata data, né avrebbe mai potuto essere espressa da questo Ufficio, alcuna indicazione di probabilità su ipotesi da escludere o privilegiare, nemmeno nel momento iniziale delle indagini”. Il riferimento è all’ipotesi del suicidio della madre, che sarebbe l’ipotesi della Procura. Adesso smentita dallo stesso pm.  “Le ricerche delle vittime, su tempistica e modalità, sono state coordinate dagli organi competenti, diversi da questa Procura, e sono rimaste ben distinte dalle attività investigative giudiziarie finalizzate alla ricostruzione dell’intera vicenda – spiega Cavallo – Complesse indagini sono ancora in corso, allo stato, nei confronti di ignoti per i delitti di omicidio e sequestro di persona e sono tuttora coperte da segreto istruttorio”. Così, il magistrato spiega che è “in corso di valutazione anche l’eventuale contributo che potrà essere fornito dall’acquisizione di immagini ricavate da altri sistemi satellitari”.  Intanto, il Procuratore si è affidato ad una vera e propria task force di esperti per fare luce anche sullo stato mentale della deejay trovata senza vita, così pure sullo stato in cui è stato trovato il suo corpo, come quello del figlioletto di 4 anni, Gioele. A cominciare dal professor Massimo Picozzi, docente di psichiatria presso le Università di Parma e Bocconi di Milano, che si è occupato dei casi giudiziari più famosi degli ultimi anni in veste di psichiatra e di criminologo, dall’omicidio di Suor Laura Mainetti a Chiavenna ai delitti di Cogne e Novi Ligure, passando per la strage di Erba, il serial killer Michele Profeta, gli omicidi delle Bestie di Satana, il delitto di Avetrana. Una scelta che ha l’obiettivo di “acquisire informazioni precise sullo stato di salute mentale e psicologico della Signora Parisi, alla luce della documentazione medica acquisita e di ogni altro elemento di eventuale interesse”.  Mentre domani pomeriggio “verrà conferito incarico per esame autoptico, accertamenti genetici e morfologici di vario tipo ad un pool di esperti, ciascuno dotato di specifica professionalità”. Saranno nominati, in particolare, la prof.ssa Daniela Sapienza, professore associato di Medicina Legale presso l’università di Messina, medico legale, Elvira Ventura Spagnolo, medico legale, che ha già eseguito l’autopsia sul cadavere di Viviana Parisi e che eseguirà l’esame sul corpicino di Gioele; il prof. Stefano Vanin, professore associato di zoologia presso l’università di Genova, entomologo; Rosario Fico, responsabile del Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria, in servizio presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana “Aleandri”, zoologo, esperto in materia di segni e tracce animali impresse sui corpi; la dott.ssa Rita Lorenzini, in servizio presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana “Aleandri” – Laboratorio di Diagnostica Molecolare Forense, zoologa e genetista esperta in materia di fauna selvatica e non; la prof.ssa Roberta Somma, presso l’università di Messina, geologa forense, esperta nell’analisi di terreni e resti umani in essi conservati”. Per la Procura “gli accertamenti investigativi si presentano, dunque, tuttora molto articolati e proseguono in ogni direzione, senza tralasciare, come già detto, alcuna ipotesi”. Il Procuratore ci tiene a sottolineare che il suo ufficio “sin dal primo momento, è impegnato, senza risparmio di tempo, risorse ed energie, nell’acquisizione di tutti gli elementi possibili, non tralasciando alcun dato che possa contribuire a chiarire i tragici eventi accaduti”.  “Noi lo abbiamo detto fin dall’inizio che le ricerche erano state fatte male e oggi quello che emerge dalla Procura di Patti ne è la conferma” dice l’avvocato Nicodemo Gentile, uno dei legali di Luigino Parisi, il padre di Viviana. “Mi riferisco al fatto che le immagini dimostrano che già il 4 agosto Viviana Parisi era morta sotto il traliccio, solo il geologo forense poi si è accorto di questa cosa ma solo il 20 agosto”, dice. Secondo il legale se si fosse trovato prima il corpo della donna anche Gioele poteva essere trovato molto prima.  Intanto, questa mattina, i legali della famiglia di Daniele Mondello, il marito di Viviana e padre del piccolo Gioele, hanno presentato un esposto denuncia alla Procura di Patti. Una querela “contro ignoti per presunte omissioni” sulla morte di Viviana Parisi e del figlio e su “eventuali ritardi nella loro ricerche”, come spiegano gli avvocati Pietro Venuti e Claudio Mondello. “In particolare – spiegano i due penalisti – chiediamo chiarimenti dal momento in cui Viviana ha avuto l’incidente stradale il 3 agosto fino a quando, cinque giorni dopo, è stato trovato il suo corpo e poi i resti probabili del figlio, il 19 agosto. Vogliamo che si indaghi – sottolineano i due avvocati – per capire se da parte di chi ha assistito all’incidente ci sono state omissioni. Magari qualcuno poteva aiutare Viviana e non l’ha fatto, e anche se dopo qualcuno l’ha avvistata tra le campagne di Caronia e non è intervenuto per darle aiuto”.  Non solo. I due legali vogliono “comprendere perché sono stati persi tanti giorni nelle ricerche e se ci sono stati ritardi. E nel caso, da cosa sono dipesi e da chi”. Intanto le indagini del Procuratore Cavallo proseguono a ritmo serrato. Per trovare una risposta ai mille perché di una storia piena di misteri.   

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