Data ultima modifica: 15 Ottobre 2021

“Giusto il Green pass, giusto sanzionare chi non si adegua. Però sono fiducioso, si possono convincere ancora tante persone”. Non dispera il microbiologo Guido Rasi, ex capo dell’agenzia europea del farmaco Ema e consulente del commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo. Si può ancora considerare l’ipotesi di estendere la validità del tampone da 48 a 72 ore per agevolare i lavoratori nell’accesso al certificato? “Alla luce delle conoscenze molecolari e soprattutto delle evidenze pratiche di soggetti risultati negativi la mattina e positivi la sera non sarebbe logico. Non è la scienza che può decidere né la politica ma il virus. Il Sars-CoV-2 ha i suoi tempi. Se io mi contagio, ad un certo punto scatta la replicazione virale. Una singola particella ne può produrre fino a 100.000 in 5 ore. Questo significa che una persona negativa all’inizio della giornata può a metà giornata non esserlo più”, spiega al ‘Corriere della Sera’ Guido Rasi, secondo cui “il tampone può essere utile per gestire lo svolgimento di un grande evento tenendo conto che dopo questa breve fase di incubazione un individuo può iniziare ad essere infettivo”. Non ha senso, dunque, secondo l’ex capo dell’Ema, l’ipotesi di estendere la validità del tampone da 48 a 72 ore per agevolare i lavoratori nell’accesso al certificato. “Si è visto – spiega – che i negativi nell’arco di 48 ore infettano molto poco. Almeno questi erano i dati raccolti prima che si affacciasse la variante Delta, che ha tempi di incubazione dimezzati, circa 2-4 giorni anziché 5-7, e velocità di replicazione molto più rapida. Come unico vantaggio questo ha consentito di ridurre la durata della quarantena”. Di conseguenza, protrarre la durata di validità del tampone produrrebbe “senz’altro un numero maggiore di soggetti che potrà contaminare individui in situazioni nelle quali si sentono invece protetti. Faciliterebbe la circolazione virale. Difficile quantificare di quanto”. “Il tampone potrebbe essere gratuito o supportato da enti od iniziative in circostanze particolari – dice ancora Rasi – Se si dovesse organizzare un evento di qualche ora dove si prevede difficoltà di mantenere distanza e vi siano per qualsiasi motivo persone non vaccinate, sarebbe una sufficiente garanzia di creare una ‘bolla’ per qualche ora. Il tampone gratuito sistematico non dà nessuna garanzia di sicurezza e costituisce quindi uno spreco assoluto ed irragionevole di denaro pubblico. E significherebbe avallare l’uso non etico delle limitate risorse per la sanità pubblica quando invece bisogna ribadire con fermezza il dovere civico e morale di vaccinarsi in caso di pandemia e non smettere di rammentare la persistenza di un rischio generalizzato per la salute della collettività. La libertà di non immunizzarsi non viene lesa, ma devono rimanere in piedi le limitazioni che questo comporta”. 

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