Data ultima modifica: 20 Gennaio 2021

E’ “un dato di fatto che l’ecosistema italiano non si sia dimostrato sufficientemente pronto a reggere l’impatto delle significative risorse pubbliche destinate alla realizzazione del Piano Bul. Mi riferisco, in particolare, all’insieme dei soggetti chiamati a contribuire allo stesso dai progettisti, alle aziende di rete chiamate ad effettuare gli scavi e posare la fibra nelle nostre città e nei nostri borghi”. A sottolinearlo l’amministratore delegato di Infratel Italia Marco Bellezza in un intervento su ‘Mf-Milano finanza’. Bellezza rileva come “negli anni si sono perse aziende storiche e altre sono in forte crisi, non si sono rinnovate competenze e professionalità e la trappola del subappalto ha favorito la creazione di grandi imprese di rete che ormai – sottolinea – non svolgono più i lavori sul campo ma svolgono il ruolo di general contractor coordinando piccole aziende tanti familiari destinate a rimanere piccole e sottocapitalizzate. In questo quadro l’immissione di nuove risorse nel sistema rischia di rafforzare le inefficienze piuttosto che valorizzare le eccellenze produttive e manageriali presenti nel Paese”.  Bisogna dunque “incentivare le politiche pubbliche volte alla qualificazione e riqualificazione della forza lavoro” nonché “rivedere profondamente le regole del subappalto che sono risultate tossiche per la crescita del sistema” conclude l’Ad. 

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