Data ultima modifica: 12 Giugno 2020

Trapianto di midollo su un bimbo di 6 anni positivo al coronavirus Sars-CoV-2. L’intervento, eseguito all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, “è riuscito”, riferiscono dalla struttura. Il piccolo paziente, affetto da leucemia linfoblastica acuta, era stato sottoposto al trattamento con plasma iperimmune, ottenuto da un guarito dall’infezione virale. Il bambino era risultato positivo al nuovo coronavirus nel mese di marzo, con tutta la famiglia, sia la mamma che il papà. Per favorire l’eliminazione di Sars-CoV-2, era stato ricoverato al Centro Covid di Palidoro e sottoposto in via compassionevole al trattamento con plasma ottenuto da un guarito da Covid-19. Una volta negativizzato, è stato possibile eseguire l’atteso trapianto con le cellule staminali emopoietiche prelevate dal papà, anche lui nel frattempo guarito dal virus.  “E’ la dimostrazione di come la collaborazione tra centri di eccellenza presenti nella regione Lazio, improntata allo scrupoloso rispetto delle corrette procedure cliniche e scientifiche, consenta di ottenere le risposte più efficaci per i pazienti anche in tempi di pandemia”, è la riflessione di Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di oncoematologia e terapia cellulare e genica del Bambino Gesù e professore di Pediatria alla Sapienza Università di Roma. Al bambino sono state infuse le cellule staminali emopoietiche del papà, scelto come donatore, appositamente manipolate per eliminare i linfociti T alfa/beta+, cellule pericolose per l’organismo del ricevente. Si tratta della tecnica messa a punto proprio dall’équipe di Locatelli e sviluppata nell’ospedale pediatrico della Santa Sede con la più ampia casistica al mondo: circa 700 i trapianti da genitore fino ad oggi su bimbi con leucemie e tumori del sangue. “Voglio ringraziare personalmente i colleghi dell’ospedale Spallanzani, in particolare Giuseppe Ippolito, e i colleghi dell’ospedale San Camillo, con cui abbiamo il piacere di condividere questo risultato positivo”, conclude Locatelli.  Ora il bambino sta bene, dicono dall’ospedale, non ha avuto complicanze e verrà sottoposto ai normali controlli post-trapianto. La famiglia nell’ottobre 2019 è arrivata in Italia da Londra, dove risiede, per curare al Bambino Gesù una recidiva della malattia da cui il piccolo è affetto. Per fronteggiare la leucemia linfoblastica acuta, è necessario un trapianto di midollo e l’équipe del Dipartimento di oncoematologia e terapia cellulare e genica dà il via al programma di terapie preparatorie: il bambino viene sottoposto a chemio e immunoterapia per abbassare la ‘carica’ della malattia fino alla soglia che consente al trapianto di avere le migliori probabilità di successo.  Nei mesi si alternano assistenza a domicilio e trattamenti in ospedale, le cure producono l’effetto sperato e si avvicina il momento del trapianto. Non avendo trovato un donatore compatibile, si decide di procedere con il trapianto di cellule staminali emopoietiche da genitore. A marzo 2020, in piena pandemia, i genitori vengono sottoposti alle indagini necessarie per stabilire quale sarà il candidato alla donazione di midollo. E’ previsto anche lo screening per Covid-19. E l’intera famiglia risulta positiva: papà e figlio asintomatici, la mamma con lievi sintomi. Per procedere con il trapianto bisogna attendere che tutti siano negativi, in particolare il piccolo che ha difese immunitarie già compromesse dalla leucemia. Al tempo stesso, è necessario rispettare il programma di intervento per scongiurare una nuova recidiva del tumore. Con il plasma iperimmune si tenta di dare al piccolo delle ‘armi’ in più per eliminare virus e ridurre il rischio di complicanze indotte dall’infezione, mettendo in circolo una carica di anticorpi ‘forti’. Ottenuto l’ok per uso compassionevole dal Comitato etico del Bambino Gesù e il nulla osta del Centro regionale sangue, il trattamento scatta il 9 maggio nel Centro Covid di Palidoro.  Il trattamento è stato reso possibile in collaborazione con l’ospedale Spallanzani (per il reclutamento del donatore di plasma con il migliore titolo di anticorpi neutralizzanti) e l’ospedale San Camillo (per la raccolta del plasma tramite aferesi, inattivazione – procedura con cui vengono bloccati gli eventuali patogeni presenti – e congelamento). Nel frattempo, anche il papà, donatore di midollo prescelto, risulta finalmente negativo al tampone e tutto è pronto per gli ultimi controlli prima del trapianto, che avviene il 29 maggio, nella sede del Bambino Gesù del Gianicolo. Al bambino vengono infuse le staminali del papà, appositamente manipolate per eliminare i linfociti T alfa/beta+, cellule pericolose per l’organismo del ricevente. Il piccolo ora è “in ottime condizioni generali, non ha avuto complicanze post-trapianto, le cellule del papà si stanno moltiplicando e si avvia verso la guarigione completa”, dicono dal Bambino Gesù. La percentuale di guarigione con il trapianto di midollo da uno dei 2 genitori è oggi sovrapponibile a quella ottenuta utilizzando un donatore perfettamente idoneo.   

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