Data ultima modifica: 4 Settembre 2020

“Condivido pienamente le osservazioni dell’ex presidente della Bce, Mario Draghi. In una situazione difficile come quella che stiamo vivendo, è necessario che i governi non adottino solo misure ‘quantitative’ ma abbiano obiettivi e priorità specifiche. E’ di un’importanza estrema spendere bene e impiegare le risorse nel miglior dei modi possibili”. Ad affermarlo, nel corso di un’intervista all’Adnkronos, è l’ex presidente della Bce (2003-2011), Jean-Claude Trichet commentando le parole di Draghi che parlava della necessità di puntare sul ‘debito buono’, quello utilizzato a fini produttivi per interventi sul capitale umano, nelle infrastrutture necessarie alla produzione, nella ricerca e nell’istruzione piuttosto che sul ‘debito cattivo’ , quello a cui si fa ricorso per fini improduttivi.  In questa fase, anche grazie alla risorse stanziate dall’Ue, sostiene Trichet, “dobbiamo spendere in modo intelligente e profittevole per tutta la società. Tra le priorità c’è la digitalizzazione dove l’Europa è in ritardo ma anche la transizione energetica, le infrastrutture necessarie, l’istruzione e la formazione nelle scuole primarie e secondarie ma anche nelle università di eccellenza. In Europa c’è un gap tecnologico che deve essere assolutamente colmato. Mario Draghi ha mille volte ragione”, conclude l’ex Governatore della Banca centrale francese.  Intanto le decisioni della Bce “per affrontare le conseguenze economiche della pandemia sono state, a mio avviso, appropriate e finora anche quelle dei governi europei. Soprattutto, l’Europa stessa ha dimostrato la sua capacità di intraprendere iniziative molto importanti e il mondo intero lo ha visto”. L’Ue, aggiunge Trichet, ha reagito con forza ma ora non bisogna vanificare gli sforzi compiuti: “sono state prese misure molto importanti e assolutamente necessarie. Ora si tratta di ottimizzare questi sforzi nei giusti punti di applicazione. È essenziale”, ammonisce l’ex presidente dell’Eurotower. Tuttavia la situazione economica nella zona euro, sottolinea ancora l’ex presidente della Bce, “resta incerta” : “se guardiamo alle previsioni della Commissione Ue e della Bce che sono un po’ datate, confermate dal Fmi, possiamo pensare che, grosso modo, a livello della zona euro dovremmo registrare un calo del pil dell’ordine di – 9% -8,7% nel 2020 e poi registrare un rimbalzo nel 2021 tra +5 e + 6%. Alla fine del 2021 avremo un livello di pil inferiore rispetto all’inizio del 2020. Il recupero potrebbe probabilmente avvenire durante il 2022”. “C’è ancora – rileva l’ex Governatore della Banca centrale francese – una situazione di grande incertezza. Non sappiamo se ci sarà una ‘vera’ seconda ondata” della pandemia Covid-19. L’ex presidente della Bce non vede un rischio deflazionistico. “La politica monetaria praticata dalla Bce è appropriata perché estremamente accomodante. I tassi di interesse nominali sono negativi in ​​Europa e non negli Usa. C’è il Pepp, un programma da 1,35 trilioni di euro che mostra tutta la portata della dimensione accomodante delle politiche della Bce, che sta lottando con tutti i mezzi per evitare il materializzarsi di un rischio deflazionistico. Sono molto fiducioso che questo rischio non si concretizzerà date le misure adottate”, spiega Trichet. Ma, rileva, “non c’è solo la Banca centrale, non c’è solo la Bce. Per uscire da questa inflazione molto bassa, c’è anche la necessità che agiscano attori pubblici e privati”.  Per Trichet, inoltre, in seguito alla revisione della strategia della Federal reserve, non c’è “non c’è alcun motivo per modificare la gerarchia degli obiettivi della Bce definita dal Trattato”. Per l’Europa, spiega l’ex presidente dell’Eurotower, “devo dire che tenere conto dell’inflazione media nel medio termine è stato del tutto naturale sin dalla creazione della Bce. La Banca centrale europea ha sempre indicato che il suo obiettivo di stabilità dei prezzi è inteso in una prospettiva di medio termine. Durante il mio mandato un calcolo frequente che facevo era quello dell’inflazione media dell’euro dal suo primo giorno di creazione il primo gennaio 1999. La Bce era orgogliosa di aver assicurato in 13 anni un’inflazione media di circa 1,9%!”. Il mandato della Fed, invece, rileva Trichet, “è sia l’inflazione che la piena occupazione. Deve fare il compromesso tra questi due obiettivi principali. Quello che il presidente ha appena detto è che la Fed rafforzerà ulteriormente l’importanza che attribuisce all’occupazione. La crisi del Covid 19 e le sue conseguenze sull’occupazione spiega questo elemento della strategia delineata dalla Fed”.  Per l’ex presidente della Bce, infine, un deprezzamento del dollaro rispetto al mercato danneggerebbe l”Europa. “Quello che per me è odioso è l’idea del ‘beggar-thy-neighbour’: giocare con i tassi di cambio per ottenere un vantaggio a scapito dei tuoi partner. Il presidente e l’amministrazione Usa hanno dato nel passato la percezione che giocavano a questo gioco detestabile”, sottolinea Trichet commentando l’attuale situazione dei cambi .Martedì scorso, infatti, l’euro ha raggiunto un cambio con il dollaro di 1,20, il valore più alto dal 2015 a oggi. La divisa unica europea è poi tornata in questi giorni sotto 1,19 dollari e attualmente viaggia sui 1,1850. L’ex presidente dell’Eurotower, comunque, tiene a sottolineare che tuttavia “non si tratta della politica della Fed”. “Il dollaro – spiega Trichet – è la prima valuta al mondo. L’Euro è la seconda moneta, molto più forte rispetto alla terza”. Il cambio tra euro e dollaro, rileva, “è quindi un tema di estrema importanza. Il cambio euro-dollaro è uno dei valori più importanti al mondo”. In deprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro, aggiunge, “sarebbe contrario a quanto sarebbe necessario più che mai per l’Europa”.  Goldman Sachs ha stimato che un aumento del 10% dell’euro rispetto al dollaro ridurrebbe di 1% il pil e l’inflazione in due anni nella zona euro. La banca di affari Usa nei giorni scorsi ha previsto un euro pari a 1,25 dollari nei prossimi 12 mesi.  

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